Pouvoir-pedale-copertina

AUTORE
Olivier Razemon
EDITORE
Rue de l’échiquier (27 Marzo 2014)
192 pagine


La bicicletta è un mezzo di trasporto veloce, affidabile, economico, sano, consuma poco spazio e pochissima energia, è rispettoso dell’ambiente.

Per distanze tra 500 metri e 10 km, è spesso il mezzo di trasporto più efficace, il più benefico per la società ed anche uno dei più piacevoli.

Molti utenti, e anche alcuni burocrati, sembrano consapevoli dei suoi innumerevoli vantaggi.

Ma quando la bicicletta inizia a essere presentata come un mezzo di trasporto in espansione, si assiste a una levata di scudi generale: la bici diventa improvvisamente il “veicolo del povero”, uno “strumento ingombrante” o un “talismano ecologico per il borghese sognatore”.

In questo brillante libro-inchiesta Olivier Razemon rende bene evidenti i contrasti solo apparenti che accompagnano la bicicletta nel XXI secolo.

Nell’era della crisi economica, dell’aumento costante dei prezzi del carburante, del congestionamento delle aree urbane a causa del traffico, dell’aumento spropositato e nefasto dell’inquinamento e delle malattie a esso correlate, questo mezzo costituirebbe una valida soluzione ai problemi delle nostre malconce metropoli, come della nostra società sempre più complessa, incastrata, stressata.

Le pouvoir de la pédale: la nostra recensione

Una domenica grigia e piovosa a Lione, purtroppo oggi niente bici… prendo il tram, faccio qualche fermata di metro e arrivo al Musée de Beaux-Arts per trascorrere un sano pomeriggio culturale…

Alla fine della visita, uscendo, m’imbatto in una libreria specializzata in architettura, urbanistica, paesaggio, ecc… Entro per curiosare e, tra le tante pubblicazioni esposte, la mia attenzione è catalizzata all’improvviso da una copertina azzurra su cui campeggia la segnaletica orizzontale delle piste ciclabili francesi, che costituisce ormai una parte integrante del paesaggio urbano…

Da incallito pedalatore, il titolo “Le pouvoir de la pedale” mi attrae… così lo acquisto e già in metro al ritorno comincio a leggere…

Com’è finita? L’ho bevuto tutto d’un fiato!

Come spesso segnaliamo noi di BiciLive.it, si parla di frequente di folding-bikes, di e-bikes, di accessori all’ultimo grido, degli ultimi luccicanti ritrovati tecnologici, ma molte volte ci si dimentica di discutere dei problemi che stanno alla base dell’uso della bici, specialmente in città.

Così non ci accorgiamo che – stritolata tra mille luoghi comuni e da un’urbanistica che continua a essere asservita all’uso dei mezzi a motore – la bicicletta stenta a occupare il posto che le spetterebbe come mezzo di trasporto ideale, restando sempre e comunque relegata al ruolo di semplice strumento di piacere, divertimento, distrazione, quando non è etichettata come una finta e illusoria panacea per ecologisti sognatori.

Ci sono delle eccezioni, certo, ma queste restano per ora appannaggio di un numero esiguo di Paesi (Olanda e Danimarca, ad esempio) lontani dalle nostre città dell’Europa meridionale, dove almeno (e sottolineo almeno) il fattore clima dovrebbe invece favorire il decollo di una vera e definitiva “transizione ciclabile”.

Attraverso un’indagine condotta in maniera brillante, a tratti scherzosa e allo stesso tempo basata su un’enorme mole di dati, documenti e pagine di cronaca della vita quotidiana, l’autore seziona nel dettaglio la problematica, cercando (e riuscendoci!) di sfatare tutti i falsi miti sul mondo dell’urban biking.

Se la realtà presa in esame è soprattutto quella francese, non mancano riferimenti alla situazione europea in generale, compresa quella italiana.

Leggere questo libro (purtroppo per il momento disponibile solo in francese) diventa allora anche per noi “cugini d’oltralpe” l’occasione propizia per “uscire dal guscio”, andare oltre confine per vedere cosa c’è di buono (alla faccia dell’anti europeismo), riflettere su ciò che veramente la bicicletta può fare per la nostra società, oltre ogni estremismo ecologista, oltre ogni programma elettorale di comodo, oltre ogni preconcetto instillatoci dalla mentalità industriale e consumistica che ci caratterizza.

Leggere questo libro, soprattutto per noi bikers, vuol dire anche riflettere su noi stessi e sulle nostre abitudini… vuol dire smetterla di nasconderci dietro a un dito (o a una pompa di benzina) e diventare finalmente promotori, nel quotidiano, di un cambiamento che non potrà che far bene alla salute, al portafoglio e soprattutto ai nostri figli, al nostro futuro…

Come amo ripetere spesso… italiani, svegliamoci!

A proposito dell'autore

Metà Indiana Jones, metà biker: Egittologo e Archeologo, Matteo nutre parallelamente una morbosa passione per mezzi a due ruote, come Ducatista e incallito praticante della MTB a 360 gradi, dall’XC al Gravity.