Share with your friends










Inviare

Inverno, traffico, bambini: tre parole che spesso sono in conflitto tra di loro ma che una giovane mamma di Torino ha provato a mettere d’accordo inventandosi Opossum, una speciale “copertura” a guscio, impermeabile e termica, che avvolge il bambino mentre è seduto sul suo seggiolino della bicicletta.

Ilaria Berio, genovese stabilitasi a Torino da diversi anni e ciclista da sempre, qualche anno fa si è trovata di fronte a una sfida: dopo la nascita della prima figlia è rimasta senza lavoro e, trovandosi di fronte a un problema molto frequente tra le mamme cicliste come quello del trasporto dei bimbi in inverno, ha reagito con inventiva e creatività lanciando una startup.

L’ideazione di Opossum la devo a Margherita, la maggiore, grazie alla sua vivacità e alla sua determinazione a non volersi far vestire a strati per poterla portare all’asilo in bici d’inverno; devo la realizzazione a Cecilia la secondogenita che, grazie alla sua mitezza e ai suoi lunghi pisolini, mi ha permesso di lavorare a Opossum e anche di poterla portare appresso alla ricerca dei fornitori” ci svela Ilaria. Noi, in questo post, vi racconteremo la storia di questa mamma imprenditrice, dal primo prototipo artigianale alla collaborazione con Ferrino, azienda specializzata in prodotti per l’outdoor, fino alla vendita su Amazon.

Ilaria al lavoro nel laboratorio di Ferrino

Grazie all’aumento delle piste ciclabili e a una maggiore sensibilità verso le tematiche ambientali, molti genitori hanno deciso di accompagnare i propri figli all’asilo o a scuola in bicicletta, evitando così il problema del traffico e del parcheggio e spesso, facendo divertire il proprio bimbo. Ilaria Berio fa parte di questa generazione di genitori e, complice il clima rigido di Torino, dopo la nascita della sua primogenita Margherita si è trovata di fronte a un problema: come portare in giro in bicicletta la bimba anche nei mesi invernali?

Il mercato propone diverse opzioni per il trasporto dei bambini in bicicletta, dalle bici cargo ai carrellini, ma spesso si tratta di soluzioni che richiedono l’acquisto di un mezzo ad hoc, con il conseguente problema dell’ingombro e del costo. Ilaria, laureata in Antropologia Culturale ed Etnologia ha cominciato ad analizzare il problema per trovare una soluzione più semplice e più pratica.

Alcune schizzi sui primi prototipi di OPOSSUM

È il 2012 e Ilaria ha l’illuminazione di creare una “coperta evoluta” da applicare al seggiolino, che sia in grado di avvolgere e proteggere il bambino: ingombro minimo, adattabile alla maggior parte dei seggiolini presenti in commercio, facile da togliere o da spostare su un’altra bicicletta.

Inizia così un percorso che vede Ilaria impegnata su più fronti per dare vita al suo progetto. Il primo contatto è con il suo amico designer Stefano (suo è il marchio ecofashion Quagga), che la mette in contatto con altri professionisti del settore moda, aiutandola nella realizzazione del primo modello da cui emergono le caratteristiche innovative del prodotto: né cerniera né velcro a favore di un’apertura a conchiglia, un cappuccio che protegge il seggiolino quando non c’è il bambino e un occhiello per legarlo in modo da evitarne il furto.

Concepito il primo prototipo, Ilaria si affida alle mani sapienti di Isabella, una sarta ottantenne con una lunga esperienza nel confezionamento di giacche a vento e così il primo campione viene alla luce.

Margherita inizia così i primi giri protetta in Opossum ed è subito un grande successo: la bimba è sorridente e si trova a suo agio, la mamma continua a usare la bici, ha la figlia senza raffreddore e, soprattutto, viene fermata da altre mamme che vogliono Opossum!

Incoraggiata dalla curiosità riscontrata, Ilaria decide di trasformare la sua personale intuizione in un’idea imprenditoriale: a inizio 2013 comincia un percorso con il MIP (Mettersi in Proprio, programma promosso dalla Provincia di Torino) e va alla ricerca di tessuti e laboratori per migliorare la propria creazione. Dopo molti tentativi, la scelta ricade su Sport Line, un’azienda che realizzava tute da motociclismo e automobilismo, con cui produce i primi 10 campioni che vengono fatti provare a 10 famiglie. La fase di testing avviene nel dicembre 2013 e dopo 3 settimane chi ha provato OPOSSUM non lo vuole più restituire!

Cecilia nel laboratorio di prototipazione di Ferrino

Galvanizzata dal successo ottenuto la nostra giovane imprenditrice registra i feedback ricevuti dal test e si rimette al lavoro. Sul finire del 2013 Ilaria apre la partita IVA, deposita il brevetto per il territorio italiano e affida all’agenzia di comunicazione Arteprima (del fratello) l’ideazione del nome e del logo, facendo così nascere ufficialmente Opossum.

A inizio 2014 diventa mamma per la seconda volta e la bimba, Cecilia, a soli 5 giorni dalla nascita diventa subito una “testimonial” partecipando al Torino Social Innovation in cui il progetto Opossum è stato selezionato e grazie a cui a Ilaria viene affiancato un tutor per supportarla nella redazione di un business plan e nella ricerca di nuovi fornitori e laboratori. A questo tutor se ne aggiunge poi un secondo: un ex dirigente Fiat in pensione che, a titolo gratuito, la aiuta nell’impostazione dell’attività imprenditoriale e nella focalizzazione sugli obiettivi.

marzo avviene una svolta fondamentale nella crescita del progetto: Ilaria riesce a coinvolgere Ferrino per realizzare una nuova versione tecnologicamente più avanzata.

Da sempre appassionata di outdoor, bussai alla porta di Ferrino per chiedere dei consigli tecnici e, mentre ero nel loro laboratorio per lo sviluppo di prototipi è passata Anna Ferrino, l’amministratrice delegato, che si è entusiasmata al progetto e alla mia storia” ci racconta Ilaria.

Oltre all’evoluzione tecnica del prodotto, deve anche seguire le questioni burocratiche (per esempio la messa a norma dell’oggetto con la certificazione rilasciata dall’ente di Sicurezza Giocattolo) ma anche alcuni eventi che la vedono protagonista come la presentazione alla Terza Commissione Lavoro del Comune di Torino.

A settembre 2014 la prima serie del nuovo Opossum è pronta per essere commercializzata e Ilaria riesce a presentarla subito al convegno di Bike Pride sulla bikeconomics suscitando l’interesse dei media (La Repubblica, TG3) a cui si aggiungono nel 2015 numerosi riconoscimenti (“Premio Innovazione Amica dell’Ambiente” di Legambiente, “CosmoBike Tech Award: Miglior prodotto per bambini” al CosmoBike Show 2015 di Verona, “Migliore innovatrice 2015” dall’Associazione Italiana delle donne inventrici e innovatrici).

La startup tutta italiana creata da lei è ormai una solida realtà e Opossum è in vendita nella sezione e-commerce del sito ufficiale e sulla piattaforma di Amazon (italiana, inglese e tedesca) nelle tre versioni attualmente disponibili: everyday (senza cappuccio), rainy days (con cappuccio-mantella) e urban style (con cappuccio-mantella e in eco-tessuto 100% riciclato).

La giovane imprenditrice sta già lavorando per migliorare ulteriormente Opossum e proporre nuovi prodotti per le famiglie che usano la bicicletta, con un occhio di riguardo alle richieste del mercato olandese e tedesco. Visto il successo ottenuto, di fronte alla possibilità che qualche azienda prenda spunto dalla sua idea, Ilaria non si scompone e mostra tutto il suo carattere: “Sarebbe un’ulteriore conferma che Opossum è un prodotto utile e poi se le idee rimangono nei cassetti o sotto i cuscini, non portano da nessuna parte, vale la pena rischiare!

A noi non resta che farle nuovamente i complimenti e testare il prodotto in modo da descrivere tutte le caratteristiche tecniche.

A proposito dell'autore

Alle pendici del Nevegal ha imparato ad andare in mtb per poi trasferirsi in città: prima a Roma dove ha avviato un'attività di bike tour (@gigiBicicletta) e ora pedala per Milano