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Il bike sharing è un settore in continuo ed enorme fermento e la recente acquisizione di Jump Bikes da parte di Uber testimonia l’importanza di questo campo e apre a interessanti scenari futuri, oltre a rappresentare una valida alternativa alle sperimentazioni con le auto a guida autonoma, recentemente soggette a gravi incidenti.

L’acquisto, che secondo Tech Crunch avrebbe comportato l’esborso di un centinaio di milioni di dollari circa, rientra in un più vasto programma da parte di Uber, che da un lato è impegnata a ripulire la sua immagine dopo i vari scandali passati, e dall’altro canto intende diversificare ed espandere il suo arco di offerte, diventando una piattaforma di mobilità urbana competitiva in ogni nicchia.

Uber compra Jump Bikes

Uber ha comprato Jump Bikes per circa 100 milioni di dollari, entrando nel segmento del bike sharing free floating.

Il passaggio di proprietà è stato preceduto da un periodo di sperimentazione, sempre con Jump Bikes, che ha riguardato la città di San Francisco e una flotta di 250 biciclette elettriche, mentre l’accordo appena stipulato avrà come effetto immediato un notevole rafforzamento dell’offerta, che toccherà una quarantina di città sparse per sei Paesi.

La mossa comporta alcuni immediati vantaggi per Uber, che entra così in competizione nel bike sharing free floating, conosciuto anche come dockless, ovvero quella modalità che comporta lo sblocco del lucchetto dell’ebike attraverso app dedicata. Una volta sbloccata la pedelec, l’utente può utilizzarla per tutto il tempo che gli pare, pagando tariffe variabili a seconda dei servizi, per parcheggiare quindi il mezzo dove gli pare e tornare a bloccarlo sempre attraverso la stessa app.

Proprio questa pratica rappresenta da parecchio tempo una spina nel fianco per Uber, perché sottrae alla compagnia una porzione di clientela, in particolare fra i più giovani, con minori disponibilità economiche e tratti brevi da percorrere.

Vandalismo nel bike sharing dockless

Due esempi di parcheggio “creativo” nel bike sharing meneghino (grazie a Il Milanese Imbruttito).

Il noleggio di ebike a flusso libero ha conosciuto di recente una notevole affermazione anche in Italia, in particolare a Roma e a Milano, città che ha investito molto in questa pratica: il nostro Stefano Bogo ha recentemente compilato un articolo di confronto dei bike sharing a Milano.

Questo settore non è privo di problematiche e aspetti controversi: si passa dai comportamenti scarsamente etici di alcuni cittadini (varie due ruote, per rimanere nel capoluogo lombardo, sono state rinvenute in fondo ai Navigli) fino alla questione della gestione dati.

Alcune società cinesi, assai aggressive e competitive sia in patria che in Europa, sono infatti sospettate di impiegare il bike sharing per accumulare dati sull’impiego dei mezzi, con tutto quel che ne consegue a livello etico, in particolare in seguito allo scandalo Cambridge Analytica.

App bike sharing

Con un semplice click su una app è possibile sbloccare l’ebike, impiegarla per quanto si vuole, e tornare a bloccarla.

Difficile immaginare per il momento l’impatto di tale acquisizione in Europa, che ha un rapporto con Uber ben diverso rispetto agli USA, al punto che al momento l’azienda di San Francisco nel vecchio continente realizza profitti maggiori con il suo servizio di consegne di cibo a domicilio, Uber Eats, che con la sua offerta principale di auto con conducente.

E, proprio riguardo a quest’ultimo dato, l’espansione sarà anche un banco di prova per la società guidata da Dara Khosrowshahi, che per la prima volta si troverà a possedere i mezzi impiegati, con tutti i pro e contro che il fatto comporterà.

A proposito dell'autore

Grande appassionato di natura, cinema e scrittura, collabora da anni con siti di musica, cinema, spettacolo e informazione occupandosi di varie tematiche. Milano gli ha fatto scoprire il mondo della bicicletta e da allora il suo amore per le due ruote continua a crescere inarrestabile.