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Vi racconto la storia di Daniele, un trentenne al tempo della crisi: la storia dell’ennesima “fuga di cervelli” che ha, però, un lieto fine. Da Lodi a Lione, per amore e per realizzare un sogno: aprire la sua Ciclofficina.

Qualche mese fa passando in rue Jangot, nel 7° arrondissement di Lione, fui attratto da un’insegna che non potei non notare: mezza bici appesa a un muro; sulla ruota un logo tanto stiloso quanto evocativo.

Mi avvicino: sulle vetrine del negozio campeggia un nome che più italiano di così non si può: Ciclofficina. Entro… ed è così che conosco Daniele Groppelli, classe 1983: faccia pulita, occhi azzurri, sorriso pronto, accento lodigiano… e mani sporche di grasso.

Mese dopo mese siamo diventati amici: passo ogni tanto a fare quattro chiacchiere nel suo atelier e grazie a lui sono entrato in contatto con il mondo lionese del pedale, quello vero, fatto di sana e autentica passione.

La sua storia mi ha talmente colpito che ho pensato di raccontarvela in questa intervista.

L'insegna della ciclofficina di Daniele a Lione

[BiciLive.it]: Daniele, un geologo italiano che fa il meccanico di bici a Lione…
[Daniele]: Già… ho frequentato il Liceo Scientifico Tecnologico, mi sarebbe piaciuto fare il designer ma ero forte anche in Scienze della Terra. Così, una volta ottenuto il diploma, ho provato prima a entrare al Politecnico, poi ho optato per Geologia, all’università di Pavia.

[BiciLive.it]: Nel frattempo ti interessavi già alla manutenzione della bici?
[Daniele]: Durante gli anni dell’Università ho “lavoricchiato” prima da McDonald’s, poi il mio amico Beppe Bertuzzi mi ha coinvolto nel progetto di apertura della “Uno Ciclofficina”  di Lodi. Andavo sempre da lui per dargli una mano ed è così che, giorno dopo giorno, ho imparato il mestiere. Beppe mi ha anche trasmesso la sua passione viscerale per la bici… una malattia che ti prende e che non passa più…

[BiciLive.it]: Dopo la Laurea hai trovato subito lavoro?
[Daniele]: Mi sono laureato nel 2009 e ho iniziato a cercare un impiego. Ho avuto la fortuna di essere assunto all’Erbolario di Lodi: pensa, un contratto a tempo indeterminato…

[BiciLive.it]: E non eri contento?
[Daniele]: Immagina un geologo che fa l’operaio e produce creme e profumi… Ero contento del contratto a tempo indeterminato, questo sì, ma non ero pienamente soddisfatto. Mi sarei aspettato altro dalla vita, capisci…

[BiciLive.it]: Che cosa è successo quindi… come sei arrivato a Lione?
[Daniele]: Nel 2011, mentre ancora lavoravo all’Erbolario, due amici artisti mi invitarono ad accompagnarli a Lione, dove dovevano esporre alcuni loro lavori nell’atelier di Nelio (street artist conosciutissimo nella regione lionese, e non solo… NdR). Decisi così di prendere una settimana di feri e andai con loro. Lione mi è subito piaciuta, è una città piena di nuovi stimoli, soprattutto per chi ama la bici… e poi, qui ho trovato la “morosa” (la fidanzata, NdR).

Le vetrine e l'ingresso della ciclofficina di Daniele a Lione

[BiciLive.it]: E così, per amore, ti sei trasferito…
[Daniele]: Non subito… Non sapevo bene cosa fare, non volevo mantenere una relazione a distanza. In Italia non ero pienamente felice, ma avrei dovuto lasciare tutto. Allo stesso tempo avevo voglia di provare cose nuove, rimettermi in gioco… Insomma ci ho pensato un po’ e alla fine mi sono deciso. Mi sono trasferito a Lione nel giugno del 2012 e ho subito cominciato a cercare lavoro.

[BiciLive.it]: È stato facile?
[Daniele]: Per niente. Volevo lavorare nel mondo del ciclo, mettendo a frutto l’esperienza acquisita e la mia passione, ma senza una qualifica adeguata e con la poca conoscenza del francese che avevo all’epoca, non trovavo nulla…

[BiciLive.it]: Che cosa hai fatto mentre aspettavi di trovare un’occupazione?
[Daniele]: Ho migliorato le conoscenze linguistiche e nel frattempo ho studiato la realtà locale. A Lione il mondo del ciclo è caratterizzato sostanzialmente dagli shop monomarca (come Sodicycle, porta-stendardo di Specialized, ndr.), dalle grandi catene di distribuzione (come Decathlon e Go Sport, per citarne alcuni, NdR), e dagli “Atéliers Associatifs” (officine sociali, NdR).

[BiciLive.it]: Che cosa aggiungere a questo già vasto panorama?
[Daniele]: Mancava completamente la figura del “garagiste” (il meccanico di bici, quello che da noi una volta chiamavamo il “ciclista”, NdR), qualcuno che fosse disponibile a riparare qualunque bici, che offrisse un’assistenza qualificata ad un pubblico che qui a Lione è ampio e molto variegato. Trovi di tutto: dal pro che fa strada o downhill, alla signora che usa la vecchia bici tutti i giorni, alla famiglia che porta i bimbi a scuola in cargo bike, allo studente universitario che compra la classica “bici scassata” per un solo anno accademico. Se i primi si possono permettere lo shop esclusivo, i secondi spesso non hanno un vero punto di riferimento per l’assistenza in caso di guasti, a meno di non fare da sé – avendone voglia e tempo – negli atéliers associativi.

[BiciLive.it]: Ed è così che hai deciso di lanciarti nell’impresa della Ciclofficina… Su chi hai potuto contare?
[Daniele]: Ho deciso di partire da zero, mettendomi in proprio… c’è voluto quasi un anno e non è stato assolutamente facile. Devo ringraziare la mia famiglia che mi ha appoggiato e aiutato economicamente: si trattava di investire una discreta quantità di denaro e non ce l’avrei mai fatta senza di loro. Devo poi ringraziare la “morosa”, che mi ha dato un aiuto fondamentale per tutte le faccende amministrative. Insomma, è stata dura, ma all’inizio di marzo 2013 ho ufficialmente aperto l’attività.

[BiciLive.it]: Quali sono state le vere difficoltà iniziali?
[Daniele]: Sono state sostanzialmente due: il problema della qualifica professionale e la ricerca del locale giusto.

Il banco attrezzi di Daniele all'interno della sua ciclofficina

[BiciLive.it]: Cosa intendi per qualifica professionale? In Italia non esiste qualcosa di comparabile…
[Daniele]: In Francia, se vuoi fare il meccanico di bici in un’officina, non basta “andare a bottega”, come si faceva e si fa spesso da noi. Devi avere il CQP (Certificat de Qualification Professionnelle, ndr.): se non ce l’hai è quasi impossibile lavorare in un atélier o aprire un’attività qualificata.

[BiciLive.it]: Come funziona il CQP?
[Daniele]: Ci sono istituti pubblici e privati che lo rilasciano e si può ottenere in due modi differenti: 7 settimane di corso intensivo + 4 mesi di stage presso un’officina qualificata; oppure 6 mesi in alternanza: 1 settimana di corso più 3 settimane di stage in officina ogni mese. Il problema, al di là del tempo da investire senza lavorare, è trovare un negozio che ti prenda per lo stage… è complicato.

[BiciLive.it]: Ma non ci sono alternative?
[Daniele]: L’unica possibile è di aprire la propria attività sotto forma di realtà associativa: in questo modo, il cliente diventa anche un membro dell’associazione, pagando una quota di adesione. Questa è la formula che ho scelto attualmente, in attesa di ottenere il CQP… ma da me l’iscrizione è gratuita.

[BiciLive.it]: Veniamo alla questione del locale…
[Daniele]: Trovare il locale giusto è una faccenda che richiede un grande investimento di tempo e denaro: ci vuole molto per trovarlo e poi bisogna calcolare che, per pagare i primi affitti, ho dovuto lavorare i primi mesi praticamente in perdita. Ma sono contento della location attuale: il 7° arrondissement è abitato da persone che attribuiscono il giusto valore alle attività artigianali e le sostengono; e poi, con l’Università a pochi passi e molti uffici nelle vicinanze, molte persone trovano pratico venire da me per far riparare il proprio mezzo.

Daniele al lavoro su una bicicletta all'interno della sua ciclofficina

[BiciLive.it]: Come ti sei fatto conoscere al pubblico?
[Daniele]: All’inizio facevo volantinaggio: finito di lavorare mi piazzavo nei luoghi più frequentati dai ciclisti, all’Università, nelle stazioni. Poi ho avviato il sito internet e la pagina FaceBook. Ma più di tutto ad aiutarmi è stato il passaparola: i clienti, gli amici, gli utenti degli atéliers associatifs hanno sparso la voce. E poi siamo a Lione: c’è una grande comunità di italiani… anche i connazionali mi hanno dato una mano.

[BiciLive.it]: A proposito di pubblicità e immagine, parlaci del nome che hai scelto e del tuo logo: lo hai realizzato tu?
[Daniele]: Ho scelto di chiamare il mio atélier “Ciclofficina” perché in Francia richiama subito il made in Italy, che qui è apprezzatissimo; e poi ricorda molto lo stile delle officine sociali, a cui mi sento molto legato. I primi schizzi del logo li avevo fatti io con Illustrator. Ho cercato di mettere assieme alcuni simboli evocativi: le picche richiamano i semi delle carte nella tradizione ciclistica italiana (il fiori di Colnago, il picche di Confente, ecc. NdR); il dado, la corona, la catena e le chiavi inglesi richiamano gli elementi della mia passione e della mia professione. Ho cercato di combinarli nella maniera migliore, ma è stato poi il già citato Nelio che ha rielaborato il tutto, per darne la migliore resa grafica possibile.

[BiciLive.it]: Qual è la “filosofia” della tua Ciclofficina?
[Daniele]: Io non vendo bici, non sono un concessionario. Quello che offro è un’assistenza meccanica per tutte le tasche, a chiunque abbia una bici, qualunque bici sia. Cerco di sensibilizzare i clienti sull’uso della bicicletta come mezzo di trasporto e di divertimento giornaliero, offrendo consulenza e cordialità, trasmettendo passione. Quando riconsegno una bici cerco di spiegare nel dettaglio quali sono stati i miei interventi e perché ho dovuto effettuarli: per me è un momento forse più importante della riparazione stessa. Cerco di far capire che un ricambio di qualità può costare qualche euro in più, ma che la spesa ripagherà il cliente nel tempo, tenendo sempre presente che “non sono abbastanza ricco per potermi permettere di vendere della porcheria”.

[BiciLive.it]: Cosa ti piace di più del tuo lavoro?
[Daniele]: La passione che ci metto nel farlo, il fatto di essere a contatto con un pubblico che condivide il mio amore per la bici. Lione è un crocevia della cultura ciclabile in Francia e questo mi permette di scambiare moltissime esperienze: ho smontato e rimontato bici con telai che non avevo mai visto prima, imparato un sacco di cose nuove. Inoltre sono il capo di me stesso e posso costruirmi le mie bici in negozio. Tutto questo mi regala una grande soddisfazione.

[BiciLive.it]: E di meno?
[Daniele]: Non posso permettermi di assumere qualcuno per aiutarmi, almeno per ora. Questo mi obbliga a lavorare ben oltre gli orari di apertura, soprattutto durante la stagione, quando le richieste sono moltissime. Così non ho mai molto tempo libero… ma d’altronde, se non lavoro non mangio. La giornata in officina è già intensa, ma dopo le 8 ore “ufficiali” c’è la contabilità, il magazzino dei ricambi, ecc. Il lunedì sono chiuso, ma ne approfitto per fare tutto quello che non riesco negli altri giorni. Essendo solo, devo lavorare anche quando sono malato, anche nei giorni in cui preferirei rimanere a letto.

[BiciLive.it]: Che cosa fai nel poco tempo libero a disposizione?
[Daniele]: Cerco di vivere la mia passione per la bici all’aria aperta, con la “morosa” e con gli amici: mi piace fare cicloturismo e ho iniziato da qualche tempo a giocare a bike polo, uno sport che qui a Lione è molto praticato. La sera poi ci si trova spesso all’atélier associativo Le Recycleur per un aperitivo in compagnia: qualche birretta, del buon vino, affettati, una pizza, il tutto parlando di bici a 360°, in un ambiente allegro e sereno.

[BiciLive.it]: Rifaresti tutto quello che hai fatto per arrivare qui?
[Daniele]: Chiaramente, sì!

[BiciLive.it]: Cosa ci vuole per fare la tua scelta?
[Daniele]: Coraggio, forza di volontà e… tanto entusiasmo, anche nei momenti più difficili (qui gli occhi di Daniele diventano lucidi, ndr). La famiglia e l’amore contano tantissimo, anche la fortuna, però, gioca una parte importante.

Il suo entusiasmo l’ha già portato lontano: Daniele è ormai un punto di riferimento per i ciclisti lionesi e il suo negozio è anche tappa di molti cicloturisti di passaggio; quest’anno poi è riuscito a fare la sua prima sponsorizzazione per la Décinoise.

La sua storia – fatta di tradizione, sani principi, duro lavoro e spirito imprenditoriale – è un po’ un simbolo di una generazione di giovani italiani che, pur in mezzo a mille difficoltà, ha ancora voglia di esprimere le sue mille qualità e risorse, in Italia e all’estero.

Daniele al lavoro nella sua ciclofficina a Lione

Se capitate a Lione, passate a trovarlo: ne vale davvero la pena!

A proposito dell'autore

Metà Indiana Jones, metà biker: Egittologo e Archeologo, Matteo nutre parallelamente una morbosa passione per mezzi a due ruote, come Ducatista e incallito praticante della MTB a 360 gradi, dall’XC al Gravity.