Oggi parliamo di piste ciclabili… dall’altro lato della staccionata però, ovvero dalla parte di chi le ciclabili le progetta e le costruisce. Per questo intervistiamo Sergio Deromedis, ingegnere, che da 20 anni si occupa di ciclabilità.

Direttore dell’Ufficio Infrastrutture Ciclopedonali della Provincia Autonoma di Trento, ha progettato circa 50 infrastrutture ciclabili, di cui si contano 200 km di piste ciclopedonali, 16 ponti, 3 Bicigrill e molto altro. Ha collaborato a pianificare, gestire e promuovere la rete ciclopedonale trentina lunga 450 km con quasi 2.500.000 di passaggi annuali.

Inoltre è autore del libro Manuale delle piste ciclabili e della ciclabilità: ideare, pianificare, progettare, promuovere e gestire le infrastrutture ciclabili (Ediciclo, 2019), un volume di quasi 400 pagine e oltre 300 immagini che rappresenta il primo manuale tecnico in Italia che tratta il tema della ciclabilità e delle piste ciclabili a 360 gradi.

Utilizza assiduamente la bicicletta come mezzo di trasporto e svago percorrendo migliaia di chilometri ogni anno, e oggi è venuto a trovarci. Pronti per fare la sua conoscenza?

La copertina del manuale sulle piste ciclabili scritto da Sergio Deromedis

[urban.bicilive.it]: Buongiorno Sergio, benvenuto su urban.bicilive.it. Parlaci di te, della tua passione per la bici e della tua professione.

[Sergio Deromedis]: Buongiorno a tutti i lettori. Sono arrivato a questa professione un po’ perché ho sempre cercato un lavoro che fosse in linea con i miei sogni e un po’ per fortuna. Credo che se una persona segua in modo coerente il proprio pensiero e faccia delle scelte anche controcorrente poi la fortuna lo ricompensa.

Il mio sogno era ed è quello di una società più relazionale e sostenibile e in questo la mobilità delle persone e delle cose gioca un ruolo importantissimo: infatti finché ci rassegniamo ad avere città pensate per le automobili difficilmente saranno relazionali e sostenibili.

Così dopo essermi laureato in ingegneria civile con indirizzo strutturale all’Università di Trento nel 1997 ed avere lavorato come libero professionista, nel novembre 2000 decisi di “mollare” la libera professione per due anni e lavorare per conto della Provincia Autonoma di Trento presso il Servizio Ripristino Ambientale.

Infatti questa struttura si occupava dagli anni ’90 di realizzare interventi di ripristino ambientale tra cui le piste ciclopedonali del Trentino anche impiegando persone espulse dal mercato del lavoro; l’idea ed il clima lavorativo fin dal primo momento mi convinsero che era la scelta giusta.

Gli studi purtroppo non mi furono molto utili in questa scelta in quanto allora, come adesso, si insegna pochissimo la mobilità sostenibile nei corsi di laurea, nonostante la congestione e l’inquinamento delle nostre città costituiscano un problema enorme per la società.

[urban.bicilive.it]: Vai in bici al lavoro, fai viaggi in bici, fai sport, agonismo?

[SD]: Da sempre sono un amante della montagna, delle alte quote e della natura e quindi del muoversi a trazione muscolare.

Ritegno la bicicletta un ottimo mezzo di svago; amo fare escursioni in mountain bike sui bellissimi itinerari del Trentino e dei vari luoghi di vacanza come Austria, Germania, Danimarca ed il sud Italia, anche se in quest’ultima destinazione spesso trovo difficoltà a volte insormontabili per iniziare o concludere un itinerario ciclabile.

Ritengo la bicicletta il miglior mezzo di trasporto sulle brevi distanze (5-10 km) e quindi la uso spesso per gli spostamenti quotidiani locali al posto dell’automobile.

Generalmente vado al lavoro con il mezzo pubblico, ma in tarda primavera, estate e inizio autunno vado al lavoro in bici coprendo una distanza di quasi 45 km (che andata e ritorno diventano quasi 90) ed un dislivello positivo di quasi 500 metri, per una o due volte in settimana.

È chiaro che si tratta di un uso un po’ estremo della bici come mezzo per il “bike to work”, ma è la dimostrazione che percorrere 5-10 km per andare al lavoro è alla portata di tutti.

Il Direttore dell’Ufficio Infrastrutture Ciclopedonali Sergio Deromedis che pedala sulla bici

Sergio Deromedis è ciclista e Direttore dell’Ufficio Infrastrutture Ciclopedonali della Provincia Autonoma di Trento.

[urban.bicilive.it]: Puoi darci qualche dato sulle piste ciclabili in Italia? Chi sta bene? Chi sta peggio?

[SD]: In Europa esiste la rete Eurovelo lunga 70.000 km che si sviluppa su 15 itinerari di lunga distanza, dei quali però solo una parte è realizzata e si trova negli stati con maggior propensione all’uso della bici come Danimarca, Olanda, Germania, Austria, Scandinavia.

L’Italia, nonostante il buon clima e l’elevata attrattività, è tra i paesi meno ciclabili d’Europa, tanto che nemmeno Google Maps intende attivare l’opzione “bicicletta” in Italia.

La rete nazionale ciclabile italiana ha uno sviluppo teorico di circa 20.000 km, ma solo una minima parte è realizzata. Fortunatamente negli ultimi anni anche in Italia ci si è resi conto delle enormi potenzialità della bicicletta e sono in corso due importanti progetti: realizzare le prime 10 ciclovie turistiche che si svilupperanno per circa 6.000 km e definire la rete ciclabile nazionale; di quest’ultimo progetto c’è un tavolo tecnico presso il MIT (Ministero Infrastrutture e Trasporti) di cui faccio parte.

[urban.bicilive.it]: In Trentino come siete messi?

[SD]: In Trentino siamo messi bene per quanto riguarda la ciclabilità extraurbana e il cicloturismo; infatti abbiamo una rete ciclopedonale lunga circa 410 km che interessa tutte la valli principali del Trentino sulla quale misuriamo circa 2.200.000 passaggi all’anno ed un indotto economico del solo cicloturismo di circa 110 milioni di euro all’anno, a fronte di investimenti di circa 10 milioni di euro.

Quindi in Trentino si può dire che ogni euro investito nella ciclabilità ne genera 11 di indotto, considerando solo i cicloturismo; se considerassi anche altri elementi come salute, congestione del traffico minore, ecc. i benefici economici sarebbero molto maggiori.

Per questo motivo il Trentino può essere considerata una tra le regioni d’Italia messe meglio in termini di cicloturismo.

Dobbiamo migliorare nella ciclabilità urbana, ovvero nel mettere in sella i cittadini del Trentino per andare a scuola e al lavoro in bici… e questo non è semplice. Comunque ci stiamo lavorando da alcuni anni, con campagne come il Trentino Pedala, il servizio di bike sharing e-motion, i cicloparcheggi, ecc.

[urban.bicilive.it]: Da dove parte l’idea di una ciclabile?

[SD]: Generalmente l’idea di una ciclabile parte dal territorio dove viene realizzata, ma deve essere anche sostenuta dai decisori politici che trovano i finanziamenti e da una struttura tecnica che la progetti, segua i lavori di costruzione e poi la gestisca.

Comunque non è importante da dove parta l’idea, ma che ci siano tutti gli ingredienti perché quest’idea possa fiorire e gli ingredienti sono tre: territorio, politica ed organizzazione tecnica.

La creazione della pista ciclabile nel proprio territorio

[urban.bicilive.it]: Come si progetta una ciclabile?

[SD]: Una pista ciclabile è equiparabile a una strada, quindi si progetta come una strada, ma con delle differenze.

Innanzitutto è una strada con larghezza ridotta a circa un terzo di quella di una strada e con flussi e carichi minori e questo semplifica le cose. Rispetto a una strada nel progetto di una pista ciclabile vanno curati molto di più i dettagli costruttivi, in quanto l’utenza viaggia a velocità ridotte e senza barriere visive attorno.

Purtroppo ho visto dei progetti di piste ciclabili realizzati da esperti progettisti di strade molto brutti e addirittura nemmeno rispettosi delle norme, in quanto hanno sottovalutato le peculiarità della progettazione di piste ciclabili.

Le peculiarità sono infatti numerose: la scelta del tracciato migliore, le corrette pendenze longitudinali, le pendenze trasversali in curva (sopraelevazioni), i raggi di curvatura, i parapetti, i rivestimenti dei muri, i raccordi con i ponti, la segnaletica, le opere accessorie come aree di sosta, cicloparcheggi, contabici, ecc.

Inoltre, già in fase di progettazione si dovrebbero prevedere le azioni di promozione e di gestione dell’infrastruttura realizzata.

L’iter di un progetto di una pista ciclabile segue il normale iter di approvazione di un progetto di un’opera pubblica che purtroppo è sempre più complesso.

Quindi le macrofasi si possono così sintetizzare: progetto preliminare (che ora si chiama progetto di fattibilità tecnica ed economica, PFTE, tanto per semplificare le cose) → progetto definitivo → conferenza dei servizi per l’autorizzazione del progetto definitivo → progetto esecutivo → approvazione del progetto esecutivo → espropri → gara di appalto → esecuzione → collaudo → promozione → gestione.

Questo dà un’idea di come la progettazione delle infrastrutture ciclabili non possa essere lasciata al caso, ma richieda competenza tecnica ed esperienza.

[urban.bicilive.it]: La ciclabile è solo per cicloturismo o per pendolarismo? In cosa si differenziano, in Italia e nel mondo sono le stesse?

[SD]: Una pista ciclabile può avere due finalità: per spostare le persone o piccole merci quindi per la mobilità o pendolarismo, oppure per lo svago o il cicloturismo. È possibile che la stessa infrastruttura ciclabile possa assolvere entrambe le finalità (mobilità e cicloturismo).

Le ciclabili per la mobilità privilegiano il fatto di essere dirette, quindi collegare il punto A al punto B nel minor spazio e tempo possibile, mentre le ciclabili per il cicloturismo hanno la prerogativa di essere attrattive, ovvero belle da pedalare.

I requisiti di sicurezza sono comuni a entrambe le finalità, infatti una pista ciclabile deve essere sempre sicura.

[urban.bicilive.it]: Un esempio di lavoro impegnativo?

[SD]: La pista ciclabile del Garda, in quanto richiede di lavorare in staff con tre diverse amministrazioni pubbliche (Provincia Autonoma di Trento, Regioni Lombardia e Veneto) e di risolvere grossi problemi tecnici come la sicurezza idrogeologica e l’inserimento paesaggistico.

[urban.bicilive.it]: Un aneddoto?

[SD]: Fino a pochi anni fa c’era ancora gente che diceva che eravamo matti a spendere soldi per fare strade per le biciclette, ora invece la società è quasi unanime nel chiedere di far nuove piste ciclabili e addirittura molti enti locali e comunità investono risorse economiche importanti in infrastrutture ciclabili.

[urban.bicilive.it]: Monitorate i passaggi sulle ciclabili? È cambiato qualcosa in termini di passaggio in questi anni?

[SD]: Sì, monitoriamo da oltre un decennio i passaggi sulla rete ciclopedonale trentina che si sviluppa su 410 km. Nel 2018 abbiamo misurato ben 2.200.000 passaggi, dieci volte tanto il numero di accessi al pronto soccorso in Trentino o quattro volte tanto gli ingressi medi annuali al MUSE, il Museo di Scienze Naturali che ha un grosso successo.

Ma si tratta di misurazioni che sottostimano il fenomeno bici, in quanto non comprende i passaggi sulla rete mountain bike trentina lunga circa 10.000 km. Negli ultimi anni i passaggi sono in continuo aumento, anche se con una velocità minore di un tempo.

Una pista ciclabile in mezzo alla natura

[urban.bicilive.it]: L’avvento delle e-bike ha modificato i vostri progetti o il vostro atteggiamento verso le ciclabili?

[SD]: Sì, con l’avvento della e-bike poniamo maggiore attenzione al progetto stradale, in quanto la velocità di percorrenza è maggiore e l’utenza non è sempre all’altezza di controllare bene il mezzo che conduce.

Ad esempio cerchiamo di ridurre le pendenze, aumentare i raggi di curvatura, prevedere le sopraelevazioni trasversali in curva (ovvero creare delle paraboliche), intensificare la segnaletica. Ma questo comporta tempi, spazi e costi maggiori, quindi dobbiamo trovare un compromesso tra questi elementi.

[urban.bicilive.it]: Mi dici un paio di ciclabili particolarmente belle del Trentino? Da progettista e da cicloturista?

[SD]: La ciclabile dell’Alta Val di Non, lunga circa 45 km, con il collegamento quasi concluso da Fondo al passo della Mendola è sicuramente una delle più belle in Trentino per l’ambiente agricolo estensivo costituito dalle vaste praterie dell’alta Val di Non che attraversa e per i panorami mozzafiato.

Inoltre presenta alcuni interventi particolarmente originali come il ponte “ram de pomar” (ramo di melo) a Romeno con una caratteristica forma di ramo di melo, ispirato alla tecnica dell’agricoltura estensiva e tradizionale di sostenere i rami del melo con dei puntelli in legno di nocciolo (rappresentati appunto dai pilastri in acciaio del ponte): il frutto di questo ramo è rappresentato dalla mamma, dal bambino, dall’anziano che attraversano in sicurezza la pericolosa SS 43 Dir tra Romeno e Salter che ha punte di traffico fino a 8.000 veicoli al giorno.

Oppure la depurazione del ciclista, un altro ponte a Cavareno che fa vivere al ciclista l’esperienza della depurazione di un’acqua fognaria grazie alla forma a tubo, al colore marrone del ponte in acciaio corten, al recupero di una ex-vasca di depurazione ed alla presenza del depuratore biologico di Cavareno; con quest’opera si è voluto superare un ostacolo fisico con un ponte che richiamasse l’importanza della depurazione della acque entrando in una ex-vasca di fognatura con una colorazione che passa dal marrone al verde smeraldo tipico della acque cristalline del Trentino.

Nella stessa ciclabile è inoltre possibile trovare degli originali e pratici arredi urbani in legno-acciaio per la sosta del ciclista. Come tutte le cose belle c’è un prezzo da pagare, ovvero la pista ciclabile dell’alta val di Non, pure sviluppandosi su un altopiano, è nervosa e presenta delle brevi salite con pendenze un po’ impegnative per i meno allenati.

Un’altra ciclabile trentina che mi piace molto è la ciclovia delle valli di Fiemme e Fassa che si sviluppa per circa 45 km da Molina di Fiemme a Fontanazzo di Mazzin in val di Fassa.

La sua caratteristica è la morbidezza dello sviluppo verticale e planimetrico nonostante la collocazione di media montagna, ma soprattutto dagli impareggiabili scenari montani che fanno da cornice come il selvaggio gruppo del Lagorai, il Latemar e la verticalità delle dolomiti fassane con il Catinaccio, Sassopiatto, Sassolungo e Sella.

[urban.bicilive.it]: Un percorso ciclabile particolarmente bello in Italia? E all’estero?

[SD]: In Italia abbiamo delle ciclovie ambientate in luoghi bellissimi, ma mi trovo in difficoltà a consigliarne una nello specifico, anche perché spesso presentano delle discontinuità a livello di segnaletica e di protezione che vanifica un po’ la bellezza dei luoghi che attraversano.

In Europa ovviamente questo problema non c’è in quanto, nonostante siano qualitativamente meno curate e protette di quelle trentine, sono sempre ben segnalate e connesse. Mi sento di consigliare la Ciclovia del Salzkammergut in Austria nel Salisburghese per la grande variabilità del paesaggio e la bellezza dei numerosi laghi che attraversa.

[urban.bicilive.it]: Grazie Sergio della tua disponibilità.

[SD]: Grazie a voi e speriamo di incontrarci su qualche pista ciclabile!

Conclusioni

Con questa breve intervista abbiamo capito la complessità dietro la realizzazione di una ciclabile, che di fatto rappresenta un’infrastruttura di mobilità come può esserlo un’autostrada o una ferrovia.

Adesso quando percorreremo un tratto di una ciclovia o una pista ciclo-pedonale sicuramente capiremo meglio il valore dell’opera realizzata e il grande lavoro di progettazione, organizzazione e gestione che c’è dietro.

Buone pedalate e, anche in ciclabile, casco in testa ben allacciato!

A proposito dell'autore

Giuliano Giacomelli, ingegnere prossimo ormai al mezzo secolo di vita, insegna triathlon e mountain bike ai ragazzi trentini. La terra, l'aria e l'acqua (e naturalmente la neve) sono il terreno di gioco dei suoi sport preferiti. Campione Italiano triathlon cross M2 2017 e 2019. Finalista ai mondiali Xterra 2018.