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Inviare

Alzi la mano chi non lo ha mai sognato, il giro del mondo.

Quasi tutti quelli che vanno in bicicletta o sono appassionati di camminate ci hanno pensato. Molti in qualche momento si sono informati sulla possibilità di un’aspettativa dal lavoro o di un anno sabbatico. Per non dire di chi passa settimane e mesi fantasticando sulle mappe, oggi poi con mille siti e applicazioni è un’esperienza ancora più semplice. Un sogno, dunque.

La notizia è che si può fare. E non è nemmeno così difficile.

O, meglio, certo che è difficile, però ci sono storie come quella di Marco Invernizzi che lo fanno sembrare un po’ più facile, alla portata di tutti o quasi. Proprio così: il giro del mondo in bicicletta non è un’avventura solo per superuomini o superdonne.

Marco Invernizzi presenta il suo libro a un evento

Marco Invernizzi durante la presentazione del suo libro a Milano lo scorso 25 ottobre 2018.

Marco Invernizzi e il giro del mondo in bicicletta

Abbiamo incontrato Marco in occasione della presentazione del suo libro autopubblicato che ha un titolo fantastico: Errare è umano (chi fosse interessato ad acquistarlo può andare a questa pagina).

La storia di Marco può essere riassunta così: ha visto una bici da corsa nella vetrina di un negozio, l’ha comprata, ha fatto un viaggio in bicicletta da Milano a Barcellona – avventuroso nel senso di poco organizzato e forse anche poco preparato su quasi tutto (distanze, dosaggio delle forze) – gli è piaciuto e quindi poi ne ha fatto un altro, poi ha provato a viaggiare d’inverno, e poi è partito. È partito per il suo giro del mondo in bici.

Non un approccio da professionista della bicicletta né da esperto di viaggi estremi. Sperando che non si offenda, di Marco possiamo dire che è un ragazzo qualunque che aveva un sogno e l’ha realizzato.

Il libro scritto da Marco Invernizzi: Errare è umano

Prima di queste esperienze di viaggio Marco andava in bici come molti nel Parco del Ticino, gite e passeggiate domenicali.

I viaggi in bici di Marco

Queste sono le tappe di avvicinamento di Marco al coronamento del suo sogno:

  • anno 2011: Milano – Barcellona (1.400 km, 7 giorni dormendo in tenda)
  • anno 2012: Milano – Oslo (3.500 km, 10 Paesi, 20 giorni dormendo a casa delle persone)
  • anno 2013: Giro d’Italia in ebike (2.500 km, 20 giorni)
  • anno 2014: Milano – Francoforte (700 km, 4 giorni per provare il cicloturismo invernale)
  • anno 2015/16: Giro del Mondo (35.000 km in un anno, vivendo all’avventura)

Il messaggio di un viaggio… e l’attrezzatura

Realizzando questo sogno Marco traccia anche una strada per tutti noi, la sua esperienza ci dice che cosa serve per fare un viaggio in bici lungo e impegnativo: curiosità, rispetto, tenacia e sapersela cavare con la meccanica.

La gradualità relativa con la quale Marco è arrivato al suo viaggio, da zero al giro del mondo in 5 anni, e la scelta di contenere i costi in modo tale da renderlo sostenibile, sono altri due elementi da tenere nella giusta considerazione: non serve essere fenomeni, ma bisogna avere l’umiltà di affrontare il viaggio e soprattutto la sua preparazione, con rispetto.

Ma che cosa serve quindi per fare il giro del mondo in bicicletta? Prima di tutto ovviamente la bicicletta.

La scheda della bici usata per il viaggio

Bici: Ridley Ciclo Cross 2015 senza modifiche (cambiata cassetta posteriore per aggiungere qualche dente per le salite più dure)
Copertoni: Schwalbe Marathon Plus
Attrezzi: chiave multifunzione, smagliatore catena, pinze varie
Ricambi alla partenza: due camere d’aria, toppe, una catena, vari pad di ricambio per i freni
Borse: Vaude

Marco Invernizzi e la bicicletta per il giro del mondo

Marco Invernizzi (a destra) in posa con la bicicletta allestita per il giro del mondo.

Insomma, una bella bici ma niente di speciale, così come l’attrezzatura. Speciale invece deve essere l’attenzione a certi dettagli, come per esempio la meccanica.

Quindi per fare il giro del mondo in bicicletta bisogna sapersela cavare, essere nelle condizioni di riparare la bici almeno per arrivare alla prima città, cosa che in un viaggio del genere non necessariamente vuol dire “vicino”.

E da qui anche la seconda raccomandazione: prevenire è meglio che curare. Conoscere la durata media di alcuni componenti e anticiparne quindi l’eventuale rottura permette di affrontare il viaggio con una certa serenità.

Marco ha portato con sé una catena di ricambio (e poi ne ha comprate altre per strada, facendo la sostituzione ogni 7.000 km), molti pattini dei freni e ha pianificato il cambio del pacco pignone e del movimento centrale, facendo in modo di sostituirli durante la permanenza in una grande città.

Poi è chiaro, tutto può succedere, però una bicicletta ben mantenuta e trattata con queste attenzioni alla fine è uno strumento semplice e molto affidabile. Quindi: non partite se non sapete mettere mano alla bici. C’è ormai una vasta offerta di corsi per imparare a sistemarsi la bici, sceglietene uno e rendetevi indipendenti.

La domanda delle domande

Quando abbiamo conosciuto Marco alla presentazione del suo libro a Milano nella sede di Trekking Italia (non a caso, a sottolineare la tipologia molto particolare di questo viaggio in bici, che ricorda molto un viaggio a piedi) gli abbiamo fatto la domanda più scontata per tutti noi ciclisti che non abbiamo fatto il giro del mondo, quella sulle forature.

Quante volte hai bucato, Marco?
Lui ci ha risposto ridendo: “un sacco di volte”. Ma ha risolto con le buone e vecchie toppe e cambiando un sacco di camere d’aria. I copertoni li ha cambiati una volta sola.

Marco Invernizzi il ciclista che ha girato il mondo

Un approccio al viaggio

Marco racconta di aver incontrato lungo il suo percorso, soprattutto in Sud America e in Asia, un sacco di persone che facevano lunghi viaggi con bici che noi qui in Italia e in Europa considereremmo “inadeguate” ma che in realtà funzionavano benissimo per lo scopo: muovere le persone, aiutarle a realizzare un sogno.

E qui si arriva a un altro punto fondamentale del viaggio, cioè la relazione con il territorio e le persone e le comunità che si incontrano.

Marco ha fatto una scelta precisa: viaggiare in sintonia con il mondo, facendosi ospitare, dormendo nei campi, cercando relazioni con gli abitanti e gli altri viaggiatori. Non a caso in un anno Marco ha dormito in luoghi a pagamento solo per pochi giorni.

Poi ognuno deve tarare la propria capacità di adattamento e capire fino a dove può spingersi, ma sapere quello che hanno fatto altri è un sostegno prezioso.

Per esempio colpisce la scelta di Marco negli Stati Uniti: dopo essersi accorto della gran quantità di chiese di ogni confessione che ci sono in tutte le cittadine americane ha deciso di farsi ospitare stabilmente nei giardini dei pastori, e questa ospitalità si è estesa spesso anche al pranzo o alla cena. Quindi: anche negli Usa si può viaggiare in libertà ed economia senza rischiare la violazione della proprietà privata, tema sul quale gli americani sono molto sensibili.

Il percorso fatto da Marco per circumnavigare la Terra

Il percorso fatto da Marco per viaggiare lungo tutto il nostro Pianeta. Fonte: marcoinvernizzi.it

La scheda del viaggio: il giro del mondo in bicicletta

Marco è partito nel luglio del 2015 dall’Italia ed è rientrato nel luglio del 2016 attraversando: Francia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti d’America, Messico, Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Colombia, Ecuador, Perù, Cile, Australia, Hong Kong, Cina, Vietnam, Laos, Thailandia, Birmania, India, Sud Africa, Turchia, Bulgaria, Serbia, Croazia, Slovenia, Italia.

Il racconto completo del viaggio è nel blog di Marco, dove si trovano anche tante indicazioni pratiche sparse qua e là nel racconto, come per esempio su come Marco ha risolto il problema delle borse impermeabili.

E il lavoro? Come si può viaggiare un anno senza lavorare? Dipende ovviamente dal lavoro. Magari uno può chiedere un’aspettativa oppure, come nel caso di Marco, proseguire la propria attività anche da lontano.

In questo caso una componente fondamentale del viaggio diventa la connessione a Internet, che permette di lavorare, ma anche di organizzare e modificare le tappe, trovare posti dove dormire (Couchsurfing e Warm Showers sono due punti di riferimento per l’ospitalità, e chissà che iniziare a offrire la propria disponibilità a ospitare dei viaggiatori non sia il primo passo verso un prossimo viaggio).

Nel blog di Marco e nel suo libro sul viaggio vengono raccontate bene tutte le tappe e tutte le caratteristiche del viaggio, dai temi ambientali a quelli tecnici: sono entrambi un’ottima fonte di ispirazione.

Il video riassuntivo del viaggio è qui:

Programmi per il futuro? Marco ci risponde che sta lavorando a un nuovo progetto che non necessariamente riguarderà la bici. Perché, sì: il giro del mondo in bicicletta si può fare anche senza essere dei fanatici della bici.

Articolo scritto per BiciLive.it da Marco Mazzei

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