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Ciclismo urbano, criterium e viaggi on the road. Cinelli, il brand di Antonio Colombo, rinnova la sua sfida al ciclismo tradizionale

Siamo stati alla press conference Cinelli per la presentazione della gamma 2016 a Caleppio di Settala, sede dello storico brand milanese. Una gamma completa, trasversale, aperta a tutte le possibili strade alternative del ciclismo contemporaneo.

La presentazione della gamma 2016 di Cinelli

La presentazione della gamma 2016 di Cinelli. Foto di Giacomo Pellizzari

Il marchio italiano, vincitore nel ‘91 del Compasso d’Oro, rinnova il suo impegno per un ciclismo sempre meno convenzionale. E sempre più multicolore.

Tatuaggi, graffiti, fumetti, contaminazione con le avanguardie, viaggio. Questi da sempre i valori cardine cui si ispira il patron dell’azienda, il magmatico guru Antonio Colombo. Non per niente, oltre che del brand, proprietario anche di una galleria d’arte nel cuore di Brera.

La nuova linea Cinelli 2016

È così caratterizzata da un approccio molto diverso da quello della concorrenza. E per certi versi anche dal suo più recente passato. Attenzione particolare per il ciclismo urbano, certo. Non è una novità. Ma oggi con un occhio particolare alla sua componente racing: ovvero bici pensate e studiate appositamente per le Criterium.

Dalla Red Hook ai nuovi circuiti, riconosciuti o non, dove si professa il verbo della velocità estrema e delle curve da brivido. Dove rivive il mito dei pistard e di un certo modo, spericolato e affascinante, di pedalare. Modo di pedalare che Cinelli celebra da qualche anno anche con un proprio team: Cinelli Chrome.

Venendo ai modelli 2016, se si eccettua la nuova versione della Very Best Of, bolide in carbonio per l’endurance e le granfondo, il resto è tutto concepito per non essere tradizionale.

Si va dalla nuova Strato Faster, con il movimento centrale rialzato da terra per agevolare la pedalata anche in curva, alla XCR, il gioiellino in acciaio Columbus, dal peso piuma: solo 1.520 grammi.

E l’offerta acciaio Cinelli è ampia, quasi una gamma nella gamma: ecco la Laser, storico telaio da velodromo, la Supercorsa, la Supercorsa Pista.

Un cartello da rivenditore ufficiale Cinelli

Foto di Giacomo Pellizzari

Ma soprattutto la nuovissima Nemo: telaio dalle colorazioni warholiane (giallo luna e rosso ciliegia quelle che ci hanno colpito di più). Ideale per le Criterium ma anche per le lunghe distanze: la versione che abbiamo visto monta Campagnolo Superecord 11 velocità.

L’altro grande settore di mercato su cui punta forte il marchio è quello del “viaggio”, inteso però come vagabondaggio alla Kerouac. Fuga senza meta, ricerca interiore, evasione dalla realtà. A bordo, questa volta, non di un’auto o di una moto, ma di una bicicletta.

Ci hanno colpito particolarmente la nuova Gazzetta della Strada, con geometrie ripensate e nuovi colori: una bici fatta e finita per l’Eroica e le strade bianche. Studiata per montare copertoncini da “gravel”: da 25 o 28 mm.

E poi la Hobootleg, la bici del deserto. Creata ormai due anni fa, si rinnova anche nel 2016: robusta, solida, corona tripla per arrampicarsi ovunque. Un omaggio, nemmeno troppo velato, alla storica “Passatore”. Non sarebbe un miraggio vederci pedalare Peter Fonda o Dannis Hopper in una nuova versione reloaded di Easy Rider.

Interessante anche la Hoobotleg Geo: mtb tradizionale, dallo slooping molto pronunciato, con ruote da 27,5 e 12,9 kg di peso. Infine, la consueta linea Bootleg per il ciclista urbano “normale”: ovverosia, la singlespeed Mystic e la city bike, ma versione Cinelli, Hoy Hoy.

Se c’è qualcosa che Cinelli non farà mai è la bicicletta tradizionale. Garantito.

Per maggiori info: www.cinelli.it

A proposito dell'autore

Classe '72, scrittore, giornalista, blogger: le sue "Confessioni di un ciclista pericoloso" sono uno dei blog più letti dai ciclisti milanesi. È stato direttore editoriale di Bike Channel, il primo canale dedicato al ciclismo in onda su Sky ed è autore di 2 libri: "Il carattere del ciclista" (Utet 2016, in uscita nel 2017 anche in Olanda) e "Ma chi te lo fa fare – Sogni e avventure di un ciclista sempre in salita" (Fabbri 2014). Socio di UpCyle, il primo bike cafè restaurant d’Italia, soffre di una dipendenza conclamata per le salite alpine sopra i 2000 metri.