Milano ha festeggiato settimane fa i 10 anni di BikeMI, il servizio di bike sharing della città meneghina, che è stato lanciato nel novembre del 2008.

In occasione di questo anniversario il centro di ricerca Green (geografia, risorse naturali, energia, ambiente e reti) dell’Università Bocconi ha organizzato un convegno sulle prospettive del bike sharing in Italia.

Da quando BikeMI è stato lanciato è cambiato tutto: sono arrivati sul mercato molti operatori con un modello diverso di bike sharing (quello “a flusso libero” senza stalli fissi dove lasciare la bici), c’è stato un boom di biciclette a pedalata assistita, si iniziano a diffondere le cargo bike e stanno per arrivare i monopattini (elettrici e non).

Dieci anni, una vita.
E quindi un momento di riflessione sul settore è più che mai necessario.

BiciLive.it ha voluto presenziare all’evento, rivelatosi ricco di relatori autorevoli e interventi interessanti. Li presentiamo uno a uno ai nostri lettori…

Aula università Bocconi di Milano

L’università Bocconi di Milano ha ospitato il 3 dicembre 2018 l’evento “Prospettive del bike sharing in Italia a 10 anni da BikeMi”.

Marco Percoco – Direttore del centro di ricerca Green

Nel presentare il convegno Marco Percoco – il Direttore del centro di ricerca Green dell’Università Bocconi – propone un’analisi basata sul numero di articoli dedicati al bike sharing che sono stati pubblicati in questi anni: tantissimi e in crescita esponenziale da quando sono arrivate aziende cinesi come Ofo e Mobike.

Interessante notare i Paesi nei quali si parla di più di bike sharing: nell’ordine Usa, Cina e Italia.

Percoco poi riflette sull’impatto di questi servizi sulla giustizia e sull’equità urbana: hanno alte barriere all’ingresso ma possono garantire una mobilità più equa. Non bisogna poi dimenticare il valore di questi strumenti per la raccolta di dati sulle abitudini degli utenti che sono fondamentali per chi deve progettare i flussi nelle città di oggi e di domani.

Edoardo Croci – Coordinatore Osservatorio Smart City, Green

Edoardo Croci, il coordinatore dell’Osservatorio Smart City dell’Università Bocconi, era assessore del Comune di Milano quando è stato lanciato BikeMI. Nel ricordare che il sistema ha avuto successo perché è nato con un’infrastruttura, perché era già tutto funzionante, anche se limitato nello spazio, Croci oggi insiste sul fatto che la sfida per il futuro sarà nel far coesistere flusso libero e stalli per ottenere il meglio da entrambe le opzioni.

Il bike sharing è nato nel 2005 a Lione e quando fu lanciato a Milano (nel 2008, dopo uno studio approfondito finanziato da Fondazione Cariplo) anche il business model era tutto da definire, mentre oggi è più chiaro e gran parte delle spese si ripagano con la pubblicità.

Restano aperte le sfide legate all’equità: il digital divide (che colpisce gli anziani) e il rapporto tra centro e periferie, visto che il bike sharing con stalli richiede tempo per diffondersi in tutti i quartieri (ricordiamo che non si può mettere un punto di prelievo e consegna troppo lontano dall’altro e quindi per coprire una zona bisogna avere non una ma molte postazioni) e quelli a flusso libero sono a volte limitati dal tema del vandalismo e i gestori fanno pagare un sovrapprezzo se si lascia la bici in una zona da loro considerata pericolosa.

Luca Refrigeri – Osservatorio Nazionale Sharing Mobility

L’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, lanciato nel settembre 2015, è promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. L’obiettivo dell’iniziativa è creare una piattaforma di collaborazione tra istituzioni pubbliche e private, operatori di mobilità condivisa e mondo della ricerca per analizzare, sostenere e promuovere il fenomeno della Sharing Mobility in Italia.

Luca Refrigeri spiega che oggi sono ben 66 gli operatori rappresentati e di questi 11 si occupano di bike sharing.

A fine 2017 in Italia c’erano 357 servizi di sharing mobility:
A fine 2017 in Italia c’erano 357 servizi di sharing mobility

La maggior parte servizi di sharing mobility si occupa di bike sharing:
La maggior parte servizi di sharing mobility si occupa di bike sharing

Tutti gli altri dati e il rapporto sono reperibili su questa pagina del sito osservatoriosharingmobility.it.

Paolo Pinzuti – Responsabile sviluppo di Bikenomist

Paolo Pinzuti ha fatto una carrellata di esempi sui benefici generali legati all’uso della bicicletta: per le persone, per i commercianti, per la città, la vita delle persone.

Ha spiegato e mostrato come ci siano 1.600 sistemi di bike sharing nel mondo che servono quasi 20 milioni di persone. Si tratta di una bolla? Crescerà ancora? L’ingresso di nuovi operatori (per esempio Uber) porterà a un consolidamento del mercato o ad altro?

Dopo queste prime relazioni c’è stata una tavola rotonda su prospettive e risultati del bike sharing a Milano.

Gloria Zavatta – Amministratore Unico, Amat

Gloria Zavatta – Amministratore Unico di Amat, l’Agenzia Mobilità Ambiente Territorio – ha ricordato che è stato approvato qualche giorno fa il PUMS (Piano urbano della mobilità sostenibile) di Milano che ha tra gli obiettivi la riduzione di congestione e inquinamento.

Sulla strada per raggiungere questi traguardi ben rappresentato da questa slide:
Tasso di motorizzazione a Milano

A Milano c’è un tasso di motorizzazione (numero di auto per mille abitanti) tra i più alti d’Europa: 507 auto per 1.000 abitanti. A Londra sono 360, a Parigi 250.

Quanto ai numeri di BikeMI, eccoli:
La mappa dei centri di servizio bike sharing di BikeMi a Milano

A oggi ci sono 283 stazioni con 3.650 biciclette tradizionali, 1.000 a pedalata assistita. Sono 57.000 gli abbonamenti annuali al servizio e ci sono mediamente 11.000 noleggi al giorno.

Nel 2017 ci sono stati oltre 4 milioni e 200 mila noleggi.

Sonia Cantoni – Consigliere di amministrazione, Fondazione Cariplo

Le iniziative di Fondazione Cariplo per l’ambiente, inteso in senso ampio, sono riassunte e raccontate in un portale dedicato: 2.117 i progetti in ambito ambientale. Iniziative che raccontano una città connettiva, permeabile, ricettiva.

Fondazione Cariplo dopo aver sostenuto il progetto Vento (la grande ciclovia da Venezia a Torino lungo il fiume Po, che adesso rientra tra gli itinerari di interesse nazionale) ha lavorato al piano di Brezza, che prevede il sostegno ai progetti che riguardano itinerari lungo gli affluenti del Po.

Sonia Cantoni – consigliere di amministrazione con delega all’ambiente della Fondazione Cariplo – ha spiegato che con il 2019 Fondazione Cariplo tornerà sul tema del bisogno di mobilità urbana/extraurbana, e quindi si focalizzerà sui progetti che riguardano gli itinerari casa/lavoro.

Sergio Verrecchia – Bike sharing Director, Clear Channel Italia

Il responsabile del bike sharing di Milano Sergio Verrecchia ricorda come tutto iniziò: «grazie a un’intuizione della sindaca Moratti e dell’assessore Croci. La prima gara andò deserta. Moratti chiese che bando venisse rifatto. Se non ci fosse stata quell’insistenza oggi Milano sarebbe come Roma, cioè senza un servizio di bike sharing».

In 10 anni di BikeMI: più di 640.000 iscritti, 47 milioni di km percorsi, oltre 9.000.000 di tonnellate di Co2 risparmiata.

Verrecchia ha poi ricordato che lui sostiene da tempo la coesistenza tra free floating e stalli, anzi che devono essere integrati perché non sono in competizione ma si integrano e si completano.

Davide Lazzari – Relazioni esterne, Evlonet (Mobike Italia)

Davide Lazzari ha dato ragione a Verrecchia, insistendo sul ruolo delle persone e sulla volontà politica per la diffusione di una mobilità alternativa. Secondo le sue parole «il bike sharing funziona sempre, il problema è se fa o meno soldi».

Per esempio il trasporto pubblico funziona, nel senso che gli autobus si muovono e trasportano persone e il servizio è indispensabile per la comunità, ma non produce utili.

E forse è giusto così, nessuno si aspetta utili dal trasporto pubblico, invece forse dalla mobilità ciclistica ce li aspettiamo, chissà perché. La politica deve essere chiara nel suo messaggio e non arretrare di fronte alla prima protesta per mezzo parcheggio tolto alle auto per far posto alle bici.

I dati Mobike a Milano:
I dati del servizio di Mobike a Milano

Al termine della giornata ci portiamo a casa un po’ di dati e di numeri e la consapevolezza che ci sono molte persone che lavorano per far crescere l’uso della bici in città anche attraverso la diffusione del bike sharing, che è un grande strumento di trasporto intermodale, che permette cioè di abbinare più mezzi (bici + treno + piedi + mezzi pubblici).

Che cosa ne pensano gli utenti di BikeMI?

Sempre in occasione del decennale Clear Channel ha commissionato un’indagine per conoscere meglio gli utenti di BikeMI e avere una loro valutazione sul servizio.

Ecco le parti più interessanti dei risultati.

La tabella con i livelli di soddisfazione dei clienti BikeMI

Con una media di 4,26 su 5 i milanesi pensano che il bike sharing sia una valida alternativa all’automobile per muoversi in città.

I milanesi utilizzano il bike sharing soprattutto per recarsi al lavoro (55,8%) o per le piccole commissioni (62,17%). Il 29,38% per raggiungere stazioni ferroviarie o della metro, 27,97% per fare una passeggiata. Sono in minoranza chi sfrutta il bike sharing per fare shopping (19,77%) o per andare a scuola (8,24%).

Con il bike sharing si percorrono soprattutto tratte brevi, fino a un massimo di 4 km. La distanza media percorsa per ogni viaggio è di 2,42 chilometri.

La lunghezza delle tratte percorse con il bike sharing a Milano

Il principale problema del bike sharing a Milano è la mancanza di piste ciclabili (73,59%), seguita dalla pericolosità percepita del muoversi in bicicletta su strade così trafficate (6,82%).

Articolo scritto per BiciLive.it da Marco Mazzei

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