Da buon romano ha un modo di parlare inconfondibile, ascoltate anche voi alcuni pezzi audio dell’intervista che non sono riuscito a lasciare solo sul mio smartphone.

Siamo andati a trovare Andrea Schilirò nel suo appartamento a Milano in zona navigli e abbiamo parlato con lui per conoscerlo meglio, per farci raccontare cosa pensa di alcuni argomenti attuali e meno attuali, come vive la sua quotidianità in sella, cosa pensa e come agisce.

Dopo pochi minuti che stavamo parlando la conversazione è caduta sul tema della fissa e del suo uso in città, inevitabile parlarne: “…per assurdo andare in giro in città con lo scatto fisso, secondo me, è meno pericoloso di una bici normale perché tu, sapendo di avere uno spazio di frenata maggiore, rispetto a una bici munita di freni, previeni le situazioni e inizi la frenata molto più in anticipo, soprattutto impari a guardare avanti, non guardi la macchina davanti a te, guardi 5 macchine più avanti…” dice Andrea.

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Uno in bici lo “sdereni”
Io ho imparato a guardare: come si muovono le persone, guardo le loro mani, come guardano gli specchietti, cerco il contatto degli occhi! Guardo la ruota; quando vedo uno messo in una certa maniera, io guardo la ruota che cosa fa, guardo le mani, la testa dentro se guarda da una parte o dall’altra… L’altro giorno mi è capitato in circonvallazione di uno che l’ho visto che andava dritto, ma l’ho visto che voleva girare a destra, ma non ha messo la freccia. Che cosa ha fatto? Io ero con il ciclocross quindi con i freni. Che cosa ha fatto? Io ero là sulla mia destra e questo qua non mi ha proprio visto, ha preso e ha girato!Booom! Ovviamente ho inchiodato e gli ho dato un cazzottone, poi gli son passato davanti e gli ho dato un’altra stecca sul cofano. Lui mi ha detto: – “ho capito, lo so che c’hai ragione, ma non mi devi spaccare la macchina” – e io gli ho fatto – “e te devi spaccà a me?”
Una macchina che gli sgarri il paraurti, non gli fai un cazzo; uno in bici lo “sdereni”, come uno in motorino. Quindi il segreto è guardare avanti! Io mi faccio sempre la via che va dal Naviglio fino a Porta Genova, che è quella via col tram. Lì, se stai a debita distanza tra la portiera e la strada, quindi a quel metro di distanza di scarto, tu sei perfettamente nel binario. Quindi cosa fai? O ti metti in mezzo alla strada o stai di là, tra binario e specchietti delle auto parcheggiate. Di solito io sto di là quando non c’è tanto traffico, però siccome la strada è molto stretta, la maggior parte della gente chiude gli specchietti, quindi ancora peggio, devi guardare dentro alle macchine per capire se c’è qualcuno e cosa ha intenzione di fare.

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Cos’è per te la bici in città?
…alla fine è un videogame. Quando sei nel traffico, comunque sia, tu sei più veloce del traffico, di base, e andare in bici ti diverti. Il bello è proprio che tu ti diverti e divertendoti non vedi il traffico come “un nemico”… no, ti metti in modalità “videogame” e giochi! Allora inizi a fare zig-zag, comunque sia sei più veloce, vai meglio, prendi i punti, hai preso quello, prendi la pentola d’oro e poi a volte giochi il jolly. Tutte ‘ste cose così…

Un’altra cosa dove tu litighi veramente tanto è sulle ciclabili. Sulla ciclabile puoi incontrare i furgoni, le macchine, i taxi, tutti quelli che ti si possono fermare in seconda fila e pensi vabbé… stai lavorando e stai scaricando e ci può essere un po’ di tolleranza, però quello che ti si ferma davanti o ancora peggio i motorini che usano la ciclabile come una preferenziale non sono da tollerare, come i pedoni che al 90%, se c’è una ciclabile, camminano su di essa anche se c’è il marciapiede! Dipende, però, dalla ciclabile. Perché magari in quella che c’è di fronte al parco in via Palestro, in quella possono camminare. In quella che c’è sulla via DeAmicis, Guastalla e quella roba là nessuno ti cammina lì. Poi hai sti cazzi di motorini che in mezzo al traffico ti fanno zig-zag tra la ciclabile e la strada, poi io mi ci ritrovo così: tipo guarda che qui ci devo sta’ io.

Lo scatto fisso
Il primo scatto fisso che c’è stato in Italia viene dall’ambiente Critical Mass, perché Critical Mass è un mondo un po’ “fricchiettone-ciclistico”, costruivano in ciclofficina queste bici semplici ma derivanti da bici da pista. Io credo di poter dire di essere stato il primo in assoluto a “venir fuori dalla strada”, provengo dalla bmx, per me lo scatto fisso non era una derivazione della bici da pista o da velodromo. Per me lo scatto fisso è pari alla semplicità di una bmx brakeless o di una singlespeed… senza cavo e senza niente, che però riesci a pedalare. Questo per me è lo scatto fisso, una bici semplice e con poche cose.
Col tempo poi sono uscite le varie alleycat… Io sono stato il primo con Camilla, quest’altra mia amica, ad organizzare alleycat, perché anche lei veniva dalla strada e non dal ciclismo.
Prima c’era Piggi (PierGiorgio quello che adesso c’ha La Stazione delle Biciclette), Marcello Mentos di Ciclistica, Cronomen, Ferdinando… C’era Paolo Bellino di RotaFixa. Era tutta gente che veniva fuori dalla pista, dalla crono ecc… Avevano quindi questa impostazione da ciclofficina-criticalmass.
Si organizzavano queste gare che si chiamavano “velocity”, l’ultima è stata quella del 2006. Le velocity non erano alleycat, erano: “corriamo-domenica-mattina-alle-6-per-riappropriarci-della-città-senza-traffico. Non era: messenger-divertiamoci-in-città-a-scattare.”

Prova a raccontarci la tua storia…
Io vivevo a Roma e andavo in bmx street. Ci beccavamo di sera a girare… Però per andare a lavorare l’unica cosa che c’avevo era il motorino. Quando mi son trasferito qua 12 anni fa, mi son reso conto che Milano è un “bucio de culo”, piatto, piccolissima così e mi son detto che figata! Il posto migliore per girare in bicicletta!

Il primo anno mi ero addirittura portato il motorino, poi l’ho abbandonato assolutamente. Sono andato a vivere in una casa a San Gottardo per tre anni dove non c’era riscaldamento, andavo in motorino, “me cagavo de freddo”. Mi son detto, sai che c’è? Bicicletta! Almeno mi riscaldo, arrivo a casa e son caldo. Ho iniziato così a girare in bici, poi piano piano la bmx è diventata una bici a scatto fisso e mi son fatto costruire da un amico mio, che fa bmx, di Pavia, una bici senza freni, senza “niente” . Era un vecchio telaio, il mozzo, per renderlo fisso me lo ha saldato. Sì, esistevano i mozzi da pista, ma era difficilissimo trovarli. Quindi prese un mozzo a cassetta Shimano e lo saldò! L’unica cosa che avevamo, come rapporto, era un 53-15. Da 40km/h!
Poi, visto che ho iniziato ad usarla sul serio, mi sono informato un po’ più sulle bici da pista e ho trovato ‘sto Pettenella e sono andato a prendere la bici da lui e quando sono andato da lui aveva tipo 10 bici da pista. Mi disse: “vuoi questa bici? Ma sicuro? Ma per girarci in pista?” e io “No in città”, e lui “ehhh!??!”.
Quindi era mega allucinato (si trovava in Bovisa, via Semplicità).
In quel periodo qualsiasi cosa chiedevi da pista, la gente te la “regalava” perché ce l’aveva tipo lì da 20 anni con la polvere sopra! Adesso invece te le fan pagare care!
Lui aveva fatto le olimpiadi di Tokyo, aveva i pezzi giapponesi. Presi la bici da lui completa con i mozzi Campagnolo Record Pista, quelli ancora senza la ghiera di serraggio, che son rimasti così e han girato da dio. Tutto montato Super Suntour Pro. Me l’ha data, dandomi forse ancora dei manubri delle altre cose, tutto a 300€. Ce l’ho ancora il telaio, giù in cantina!

Tu sei stato sempre un cane sciolto?
Sono sempre stato così di mio. Non son mai stato uno da comitiva, perché quando si forma la comitiva, ti inchiodi. Come quando si formava un gruppo per fare i graffiti; si decideva: – andiamo a fare i graffiti là – poi ci si riduceva a ritrovarsi a fare le canne. Io non ho mai bevuto, non ho mai fumato, non ho mai fatto un tiro di una sigaretta in vita mia. Quindi mi son sempre sentito molto escluso, molto fuori, ma per scelta, da queste situazioni. Quindi, se sono solo esco in bici e basta!
Vuoi venire? Andiamo!
Non vuoi venire? Io esco in bici.
Faccio quello che mi va di fare.
Quindi poi piano, piano ho iniziato a pedalare. Pedalando un po’ da solo, poi iniziando a guardare quelli più forti, mi è piaciuto ed ho iniziato ad andare alle gare. Ho visto che, stranamente “avevo le gambe per fare ste robe”, quindi mi ritrovavo sempre… quindi poi mi son divertito, mi divertivo così e ho iniziato a pedalare con le bici a scatto fisso. Mi son fatto un po’ di viaggi, ho fatto un po’ di cose, ma senza avere mai un freno sulla bici. Da sempre. Perché Pettenella non ha neanche freni perché ha tutta roba da pista.
E tu devi stare attento a che tipo di copertoni metti. Devi mettere il 23, ma se metti un 23 un po’ più spesso, non ci entra, tocca.
Quindi ho iniziato a pedalare con un po’ di gente, ma essendo sempre quello che pedalava un po’ di più ero sempre quello che si fermava a guardare dietro e ad aspettare. Poi a me non mi piace essere il fighetto della situazione, non mi piace essere quello che ti deve aspettare perché son più figo ecco perché ho sempre cercato gente più forte. Mi sono “intrippato” con sta roba del triathlon e sono andato a cercare la gente del triathlon.

Io mi allenavo, facevo le uscite da Monza, Ghisallo, Onno, Bellaggio. Non il Ghisallo quello ignorante, ma quello frocio da dietro. Piuttosto che tutti quei giri là io mi beccavo con la mia bici scatto fisso, senza freni, andavo a presso a questi qua, mi mettevo in gruppo e arrivavo fino là, mi facevo il Ghisallo, Onno e tornavo indietro.

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“Non sono un nazista del fisso”
Non è che vai in pista con lo snowboard con gli sciatori che ti girano così e te che devi inchiodà e devi frenà. No, ti butti su una discesa de neve fresca dove vedi soltanto i sassi. Quindi boom, boom, ti trovi le linee, il flow, sei proprio morbido nel traffico. Guardi, vedi linee, nel traffico. Inizi a conoscere i semafori, i tempi dei semafori. Io ho semafori dove so che quando è rosso, basta fare così prendere il pezzo in contromano dall’altra parte ecc ecc, intanto le macchine iniziano ad andare così e io mi rimetto senza nessun problema che è quello là di fronte per esempio a Palestro. Poi con sto tempo de merda e ste giornate de merda mo che sto girando col ciclocross, masticazzi, ma molto più divertente quello come commuter in questo momento. Non sono un nazista del fisso.

La mia prima stagione di triatlon io l’ho fatta con lo scatto fisso.
Sei un coglione.
Sei un matto.
Ah, sei un alternativo.
No, regà c’avevo solo quella.
Non avevo i soldi per comprarmi la bici da strada, non ce li ho tutt’ora. Avevo la scatto fisso e facevo quello con la scatto fisso, punto. Mi son sempre adattato.

Il triathlon lo facevi già prima o come è cominciato?
Il triathlon è arrivato quando ho iniziato ad interessarmi a qualche altra cosa al di fuori del fisso, perché andare in giro solo col fisso non mi bastava più. Andare da solo e guardarmi indietro, mi son detto: “qual è il nuovo challenge?”. Io già nuotavo, perché avevo problemi alla schiena, una corsetta ogni tanto la facevo. Se solo corri poi ti annoi, mentre tutte e 3 ste robe qua son perfette una con l’altra. Sono complementari!
Se uno corre e basta che fa? Corre 5/6 volte a settimana? 2 cojoni! Se mischi è più divertente.
Tipo oggi ho voglia di farmi una pedalata, piove vabbè vado a nuotare e così via, è tutto molto a sensazione. Io con tabelle e programmi non riesco.
Alla fine non sono ‘ste grandi prestazioni quelle che faccio, però mi diverto!

Che legame c’è tra la tua passione e quello che fai come professione? Come campi?
Io faccio l’assistente fotografo, lavoro con la moda, faccio foto, lavoro con lo sport, con la corsa, lavoro con Nike, con Running, lavoro un po’ per le biciclette, lavoro tanto con lo snowboard, con riviste straniere. Di base lo snowboard e lo sport non ti danno un cazzo di soldi.
Spazio su qualsiasi cosa, di base faccio foto, poi ti capita che ti chiedono di essere dall’altra parte della macchina e ti ritrovi con sette metri di faccia mia sui palazzi. Con Dosnoventa è un’amicizia nata 5/6 anni fa quando loro hanno aperto un negozio che si chiamava CREAM Bikes & Things.
Io giravo per Gorilla che era sta marca Svizzera e hanno chiamato Patrick e gli hanno detto di portare un atleta. Allora siamo andati in 2, era il periodo che ci stava il vulcano in Islanda. Dovevo stare 3 giorni e invece sono stato 10 giorni a Barcellona. Giravo in bici, siamo diventati amici, abbiamo continuato a sentirci e subito si è creato un amore tra di noi per quanto riguarda la passione per quello che facciamo. Loro sono due ragazzi squattrinati senza una lira come me che però cercavano di investire… vendevano una bici, poi pagavano il telaista per farne 2, poi 4 e così via… quindi è nato così Dosnoventa che a livello di immagine è fantastico, ma viene da questo, non da uno con i soldi…

Sei un polivalente diciamo…
Di base tutto quello che faccio cerco di farlo divertendomi, nel senso che io dopo 10/11 anni mi diverto ancora a fare l’assistente fotografo e non sono uno di quelli che cerca di rubare il lavoro al fotografo, o quel determinato cliente facendogli vedere il book piuttosto che il sito. Queste son cose che odio perché da qui si vede il rispetto!
Quando ci sono i set dove non c’è tanta roba da montare, io un po’ mi annoio; invece dove c’è tanto lavoro da fare, mi diverto un sacco. Son proprio uno a cui piace far le cose con le mani, mi piace proprio il contatto con il materiale, il contatto nel costruire, per delle belle situazioni… poi ovvio che ti spacchi i coglioni con dei fotografi che non capiscono un cazzo, però quando uno sa cosa vuole e tu sei là e vedi che è proprio un bel team e tu sei lì a costruire, mi diverto!

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Per la preparazione come fotografo hai studiato?
Ho fatto una scuola a Roma 12 anni fa, poi ho deciso di trasferirmi a Milano perché mi piaceva la moda. Io mi divertivo anche tanto con la pellicola, perché c’era un contatto molto più tecnico. Infatti adesso io non faccio il tecnico digitale, non mi occupo del digitale. Io sono un assistente luci. L’acquisizione la faccio poche volte, infatti chi mi conosce sa che la post produzione non è il mio forte. A me piace cogliere l’attimo!

Con Dosnoventa hai fatto il modello o hai girato?
Siamo andati a girare a Dubai… Puma ci ha chiamato da Dosnoventa per andare a fare… loro organizzavano a Barcellona questo “Fixed night soldier”, una specie di ci becchiamo-tutti-quanti-e-andiamo-a-pedalare-a-stecca a Barcellona. Be fast, we don’t wait for you. Sbrigati perché non ti aspettiamo… sono stati i primi ad organizzare questa cosa qua.
Puma voleva organizzare, perché c’è un ragazzo che lavora per Puma che è in fissa per le biciclette, voleva organizzare una specie di questo genere qua, loro lo chiamano Fishtail Rides Andare tutti insieme a pedalare per Dubai, dove l’urban cycling non esiste. Siccome Dosnoventa per loro sono idoli li hanno chiamati e hanno portato anche me. Abbiamo fatto questo mini video, abbiamo scattato qualcosa. Io un po’ facevo foto, un po’ raidavo…

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Guardate alcune foto di Andrea del suo profilo Instagram xskillyx

A proposito dell'autore

Appassionato di mountainbike dalla nascita, scopre la fotografia molto giovane, dopo la laurea in architettura non abbandona il sogno di lavorare come fotografo e da quel momento inizia la sua vera carriera da professionista lavorando come fotografo specializzato nell'action photography e fornendo servizi ad aziende di ogni genere... Attualmente ha il ruolo di Direttore Responsabile di BiciLive.it