In questi giorni si parla sempre più spesso dell’imminente “Fase 2” che verrà attuata a partire dal 4 maggio, data di parziale allentamento del lockdown dovuto all’emergenza Covid-19.

Tra diverse le misure che si stanno valutando per ogni settore, la modifica della mobilità svolge un ruolo cruciale. Va tenuto presente che molto probabilmente ci saranno altre “fasi” e molto dipenderà da come si svilupperanno diverse situazioni.

Ovviamente al momento l’attenzione si focalizza sull’ambito urbano dove è di estrema importanza trovare delle strategie per promuovere il distanziamento sociale.

Per tale motivo, sia il Governo che le amministrazioni pubbliche locali stanno studiando le soluzioni più idonee ad affrontare questo nuovo periodo, non senza qualche difficoltà vista la diversità delle varie Regioni e l’impatto che il virus ha avuto su di esse.

In questo articolo vogliamo provare a fare il punto della situazione, analizzando tutte le opportunità di trasporto che il tessuto urbano ed extraurbano ci offrono quotidianamente.

Sebbene nell’ultimo periodo la parola “bicicletta” sia sulla bocca di tutti, le alternative su cui contare sono diverse, tutte da valutare nel dettaglio.

Affronteremo quindi vari argomenti che possiamo sintetizzare con questo indice:

La nuova mobilità urbana con le biciclette

La nuova mobilità urbana con la bicicletta.

L’importanza e gli obiettivi della nuova mobilità

Le proposte più valide dell’ultimo periodo si stanno concentrando attorno alla bicicletta e alle piste ciclabili di emergenza, idee che si sono diffuse o si stanno diffondendo anche in altre città sparse per il mondo.

A Parigi ad esempio è già pronto un progetto per la realizzazione di 650 chilometri di vie ciclo-pedonali provvisorie, che toglieranno spazio a parcheggi e alle corsie riservate al transito dei veicoli.

L’obiettivo principale è quello di scaricare la pressione che gravita attorno ai mezzi pubblici evitandone il sovraccarico, di limitare l’aumento del traffico di automobili private e di scongiurare l’incremento delle emissioni inquinanti.

Alti livelli di smog, che durante il periodo di lockdown si sono visibilmente ridotti, sarebbero infatti uno dei fattori chiave nella diffusione del virus e alcuni studi lo confermano.

Sono queste le principali ragioni per cui i riflettori si sono accesi su un “antico” mezzo di trasporto che ora più che mai sta tornando alla ribalta: la bicicletta.

Sebbene la bici muscolare o elettrica potrà essere di grande aiuto in uno scenario futuro, bisogna cercare di capire se sia effettivamente adatta a tutti i cittadini. Prendendo in considerazione le persone che ogni giorno si muovono in città o da/verso i centri urbani per svariati motivi, si deve infatti tenere conto dei bisogni individuali che non sempre possono essere soddisfatti con un “colpo di pedale”.

La scelta di favorire l’utilizzo di biciclette tradizionali ed e-bike appare la più sensata, almeno dove è possibile e soprattutto in ambito urbano. È comunque logico e importante ragionare sulla mobilità nella sua globalità, considerando tutte le alternative disponibili, così come le diverse modalità di spostamento a cui l’intera popolazione era abituata.

Perché se da un lato è vero che la scelta di puntare su mezzi individuali ed ecosostenibili si presta come la più adatta per favorire il distanziamento sociale, dall’altro è comunque corretto sostenere che un nuovo modello di mobilità non può basarsi esclusivamente sulla bicicletta.

La sfida è quindi cercare di soddisfare i bisogni della collettività offrendo diverse soluzioni su cui poter contare.

Non ultimo, va tenuto in alta considerazione il grave problema dei furti di biciclette che resta ai primi posti nei motivi che scoraggiano i potenziali ciclisti urbani, dopo la paura dei rischi del traffico e il fattore meteorologico, in base ai sondaggi effettuati negli scorsi anni.

La bicicletta come nuovo modo di spostamento nella città

La bicicletta come nuovo modo di mobilità nella città.

La cultura della bicicletta in Italia

Riprendendo un articolo di qualche anno fa, Matteo Cappè, Direttore Responsabile di BiciLive.it, affermava che in Italia la bicicletta: “purtroppo non la usiamo in molti per andare al lavoro, a scuola o fare le commissioni, non la vediamo ancora come un “mezzo funzionale”, come un mezzo di trasporto”.

Nel momento storico che stiamo affrontando queste parole risuonano incredibilmente attuali. Come già evidenziato qualche giorno fa nel nostro articolo su distanziamento sociale e rivoluzione di mobilità, la bicicletta potrebbe essere un mezzo di trasporto valido e non inquinante, perfetto per il tessuto urbano. Il punto su cui focalizzare l’attenzione però non è tanto la bici in sé, quanto tutto ciò che le “ruota” attorno.

In primo luogo si deve incentivare la popolazione ad utilizzarla ed educarla a farlo nel modo corretto.

È fresca la notizia che sia allo studio un “buono mobilità alternativa” di 200 euro per l’acquisto di biciclette, eBike, monopattini elettrici, hoverboard e Segway. Questo incentivo, però, a nostro avviso un po’ ridotto per chi volesse comprare una e-bike, sarebbe erogato solo ai residenti delle aree metropolitane o urbane con più di 60 mila abitanti, quindi troppo settoriale.

A parte questo, come secondo fattore deve avvenire la costruzione di infrastrutture idonee e di strutture apposite.

Ad esempio parcheggi per evitare i furti sicuri e videosorvegliati, specialmente se parliamo delle più costose e-bike, a cui accedere tramite tesserino personale.

In tal senso, gli “enti importanti” non hanno mai, eccezion fatta per alcuni sforzi degli ultimi anni, realmente preso in considerazione la bicicletta. Almeno fino ad oggi, quando il Covid-19 ci ha fatto capire che il modello di mobilità a cui eravamo abituati non era più sostenibile e la bici poteva essere una soluzione adatta.

Le azioni di sensibilizzazione del passato non sono mai state fatte nel modo corretto, perché è decisamente più facile proporre slogan come “la bici è più veloce“, “la bici non inquina“, “la bici è il futuro“, piuttosto che sedersi attorno ad un tavolo a ragionare su come motivare concretamente le persone ad utilizzarla.

Quindi la domanda da porsi, prima ancora di puntare sulla costruzione di infrastrutture, è questa: dove reclutiamo i nuovi ciclisti? La creazione di una rete estesa di piste ciclabili di emergenza non presuppone il fatto che queste vengano poi utilizzate se la mentalità degli italiani non cambia.

Una bici sulla pista ciclabile

Aumento di biciclette sulle piste ciclabili.

I “movimenti integralisti” a favore della bici non tengono conto di questo aspetto, molto più importante che avere a disposizione svariati chilometri di vie dedicate ai ciclisti. In caso di non-migrazione verso la bicicletta queste piste ciclabili rimarrebbero vuote e inutilizzate.

Lo abbiamo sottolineato in un articolo legato alla convivenza tra auto e bici: è necessario cambiare atteggiamento.

Il primo passo per avere nuovi utenti che si muovono in città con la bicicletta è agire sulla mentalità degli automobilisti, sensibilizzandoli e convertendoli ad un mezzo green. Così facendo si potrebbe ridurre il numero delle automobili in circolazione e di conseguenza il traffico.

La gente inizierebbe a sfruttare la bicicletta per muoversi in ambito urbano, stare all’aria aperta e allo stesso tempo fare attività fisica (due dei consigli che figurano tra le raccomandazioni attuali dell’OMS).

I benefici della bicicletta sono sotto gli occhi di tutti da parecchi anni sia in termini di benessere personale che in termini di costi indiretti per il pianeta terra. Gli effetti sulla salute umana derivanti dallo smog da traffico sono dannosi, è stato ampiamente dimostrato.

Il Coronavirus potrebbe essere quindi un pretesto per cambiare radicalmente volto alle nostre città. Nel farlo, i vantaggi per la comunità sarebbero evidenti: meno polveri sottili, meno PM10 e un conseguente miglioramento della qualità dell’aria e della vita in generale. I dati riguardanti le emissioni di CO2 in questo periodo di lockdown, calate drasticamente, ne sono la testimonianza.

Le biciclette parcheggiate

Incentivare l’utilizzo delle biciclette.

Per quanto possibile si dovrebbe quindi incentivare l’utilizzo della bicicletta, ma per fare ciò bisognerebbe educare le persone a salire in sella. Il nostro impegno come BiciLive.it è da sempre rivolto anche a questo.

Dal 2018 siamo infatti redattori del Catalogo delle Bici Elettriche, una vera guida per informarsi e scegliere i prodotti giusti nel variegato mondo dell’e-bike, un mezzo che può veramente essere utilizzato da chiunque. Il Catalogo 2020 è disponibile gratuitamente a questo indirizzo: ebike.bicilive.it/cbe2020/spedizione e viene consegnato con uno zainetto personalizzato BiciLive assieme a tre Speciali e altri gadget.

Il nostro obbiettivo e quello del manuale che realizziamo è quello di informare le persone circa le diverse opportunità offerte dal settore e insegnare loro come utilizzare correttamente la bicicletta. E ora più che mai sorge il bisogno di fare ciò.

In più, a maggio uscirà l’App BiciLive dedicata del Catalogo delle Bici Elettriche, quindi tutto sarà ancora più a portata di mano in maniera interattiva.

Tornando a noi, riuscire ad eliminare del tutto le auto dall’Italia è utopia ma qualche sforzo in più nel tessuto strettamente urbano si potrebbe fare. Guardando al passato sicuramente qualche progresso si è visto, ma c’è ancora tanto su cui lavorare.

Innanzitutto potremmo fare un enorme balzo in avanti se esistesse una migliore convivenza tra auto, magari elettriche e bici all’interno delle nostre città, ma per agire in questo senso però dobbiamo staccarci da quell’immagine che vede l’auto come un mostro e la bici come un angioletto.

Ci si dovrebbe invece focalizzare sulle persone che guidano questi mezzi. Già, perché siamo noi cittadini che in primis dobbiamo agire rispettosamente, sia che ci troviamo in sella, sia che teniamo tra le mani un volante.

Dobbiamo imparare a muoverci con un occhio di riguardo rivolto a tutte le categorie di utenza che circolano sulla strada, e solo così si può realmente affrontare il problema della mobilità.

Convertire parte della popolazione a pedalare si può fare, ma con la giusta strategia e con incentivi proposti sia da parte di Governo ed enti pubblici sia da parte delle aziende del settore.

Prendendo ad esempio il caso di Milano, il sindaco Giuseppe Sala, in un video comparso sui social, chiarisce che per fronteggiare il problema della mobilità a cui andremo incontro: “Ci vorrà grande razionalità e creatività, e ora l’importante è collaborare”. Una delle proposte che vengono citate dal primo cittadino tocca da vicino il settore ciclistico e riguarda finanziamenti da parte del Governo per l’acquisto di biciclette elettriche.

Ma non c’è un’unica soluzione. La bicicletta e le piste ciclabili di emergenza non sono quindi l’unico rimedio per la “Fase 2”: si può agire su più fronti.

Non si possono infatti mettere da parte e dimenticare gli altri mezzi di trasporto che fino ad oggi sono stati ampiamente utilizzati per i nostri spostamenti.

Tutti, dallo Stato ai cittadini, devono partecipare attivamente e congiuntamente per dare il proprio contributo, in modo da evitare di congestionare le città italiane durante l’imminente post-lockdow, mantenendo però il corretto distanziamento sociale.

Il padre che spiega alla figlia il distanziamento sociale

Mantenere il corretto distanziamento sociale tra persone.

Il trasporto pubblico: fuga di massa?

La scelta più logica e meno costosa proposta da Governo e amministrazioni locali è riconvertire le strade già esistenti, trasformandole e ridefinendo gli spazi destinati a ciclisti e a pedoni.

In questo modo si favorirebbero spostamenti a piedi oppure con biciclette, e-bike e monopattini elettrici, che ultimamente stanno prendendo piede nel tessuto urbano.

Altre proposte arrivano dalla sharing mobility. Ad esclusione delle auto che dovrebbero essere sanificate più spesso (pratica insostenibile), si punta infatti a rafforzare l’offerta dei mezzi di trasporto individuali in modalità sharing, rendendoli disponibili a prezzi più popolari e aumentandone quantità e capillarità.

E tutti gli altri mezzi di trasporto? La domanda sorge spontanea.

Partendo dai servizi collettivi, sappiamo che verranno varate regole chiare su come accedere a bus, treni e metro. “In particolare ci saranno segnaletica e percorsi guidati per garantire flussi unidirezionali in entrata e uscita e il distanziamento sociale di un metro” dichiara il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola de Micheli, ponendo l’attenzione anche sulle stazioni come luoghi di possibile contagio. I mezzi invece viaggeranno, secondo le nuove disposizioni, con massimo il 50% della capienza.

Ingressi contingentati, disposizioni a scacchiera e biglietti elettronici con tariffe differenti a seconda dell’orario, sanificazione di tutti i mezzi ogni fine corsa: queste le strategie per favorire il distanziamento sociale ed evitare il sovraffollamento.

Ovviamente il sistema non sarà più in grado di trasportare lo stesso numero di persone a cui eravamo abituati prima del lockdown.

L’assessore alla Mobilità milanese Marco Granelli conferma che: “Il principio è la drastica riduzione dei viaggiatori”. Se infatti la metropolitana della città di Milano muoveva circa 1,4 milioni di persone al giorno prima del lockdown, questo numero si ridurrà sensibilmente.

Stiamo parlando di un calo dell’ordine del 70-75% rispetto ai dati precedenti. Saranno quindi circa 400mila le persone che ATM riuscirà a trasportare per la metropoli e l’obbiettivo è quello di spalmare gli utenti nell’arco di tutta la giornata, evitando le ore di punta. Il restante milione di persone cosa faranno? Assisteremo a una fuga di massa?

In questo senso, un aiuto arriverà dalle disposizioni delle autorità governative, la cui linea prevede di attaccare su più fronti il nodo dei trasporti. La “minaccia” rappresentata dagli studenti verrà sicuramente superata, essendo ormai prossimi alla fine delle scuole o comunque con la possibilità che le scuole ripartiranno a settembre. I problemi legati allo spostamento dei lavoratori esiste, è corposo e va risolto con opportune strategie.

Ragazzo che lavora in smart working

Possibile aumento dello smart working nelle aziende.

Si prospetta un futuro in cui le aziende promuoveranno pratiche di smart-working e tele-lavoro, così come orari di lavoro molto flessibili. Medesimo discorso per le diverse categorie di negozi, per i cantieri e per tutti gli uffici. Queste pratiche permetterebbero di ridurre il numero di persone circolanti sulle arterie cittadine e di superare il problema legato al sovraffollamento tipico delle ore di punta.

Va da sé che uno scenario del genere porti sicuramente ad un abbandono dei mezzi pubblici da parte di molti utenti, che opteranno invece per quelli individuali.

La proposta di utilizzare biciclette tradizionali ed elettriche per “scaricare” il settore dei mezzi di trasporto collettivo evitando la fuga verso l’auto potrebbe essere quindi valida se parliamo esclusivamente del tessuto urbano.

E invece fuori dalle grandi città? Giusto per snocciolare qualche dato, sappiamo che la Lombardia è la regione che più di tutte utilizza il trasporto pubblico. Prima del lockdown, Trenord muoveva circa 800mila persone al giorno e in tutto il territorio lombardo erano circa 5 milioni i pendolari che si spostavano quotidianamente per esigenze lavorative.

Sono davvero tante le persone che per motivi di lavoro sono costrette ad affidarsi a treni o autobus per raggiungere i luoghi di lavoro.

È necessaria quindi una collaborazione sinergica tra le varie aziende dei trasporti per favorire gli spostamenti da e per la città, mettendo in campo tutte le risorse necessarie ad aumentare il numero delle vetture circolanti e per incrementare la frequenza.

Come ad esempio il caso di Roma: la flotta di Atac, che attualmente conta circa 1000 veicoli circolanti più 400 in deposito, sarà rinforzata da ulteriori 800 mezzi tra scuolabus, pullman turistici e privati.

Inoltre Roma Servizi per la Mobilità ha già annunciato che il numero di capienza massima sui bus sarà di 20 persone, di cui 16 sedute e 4 in piedi. Gli autisti invece lamentano l’assenza del distanziamento già con 15 persone a bordo e quindi la necessità di controlli per limitare gli ingressi sui veicoli. Si capisce quindi che la situazione pre Covid-19 non potrà più essere sostenibile e che il TPL non sarà capace di soddisfare l’intera domanda.

Sicuramente si allungheranno i tempi di attesa per accedere al servizio e alle fermate si formeranno inevitabilmente code a cui non eravamo abituati prima. A queste problematiche si aggiungerà la componente psicologica dei passeggeri che vedranno nei mezzi pubblici un luogo a maggior rischio di contagio. Tali ragioni spingeranno così diversi utenti ad abbandonare il servizio e ad optare per la soluzione più semplice: l’auto.

Chi eviterà il trasporto pubblico andrà indirizzato verso una scelta eco-sostenibile: si potrebbe promuovere la mobilità integrata, un sistema poco valorizzato ma già presente in Italia: gli automobilisti potrebbero raggiungere i parcheggi di interscambio e cambiare mezzo di trasporto (pullman, treno passante, tram o metro) per entrare in città. Queste zone di scambio permetterebbero quindi di lasciare le auto private al di fuori dei confini dei centri abitati.

Il nodo dei mezzi pubblici non si risolverebbe comunque ma potrebbe essere coadiuvato da altre soluzioni se queste aree venissero attrezzate con stazioni di bike o scooter sharing (preferibilmente elettrici). Proponendo incentivi e tariffe ridotte per l’utilizzo di queste modalità di trasporto si creerebbe una collaborazione trasversale tra diverse alternative di mobilità, ampliando l’offerta a favore degli utenti.

L’intera comunità ne trarrebbe beneficio. I vantaggi sarebbero un minor traffico e un minor inquinamento a fronte di un maggior numero di parcheggi e più in generale di spazio da destinare a tipologie di veicoli più green.

Il monopattino elettrico in città

Utilizzo di monopattini elettrici nelle città.

Gli scooter e le moto: una valida alternativa

Se, come abbiamo detto, l’utilizzo dei mezzi pubblici andrà incontro ad una modifica sostanziale che ne ridurrà la capacità e indurrà la migrazione verso altre soluzioni, ecco che la mobilità individuale sarà un punto chiave. Analizzando tutti i soggetti in campo siamo sicuri che un altro prezioso aiuto verrà dai motocicli, visto l’arrivo della bella stagione.

Moto e scooter rappresentano già una buona fetta dei mezzi di trasporto utilizzati nelle grandi città. La realtà dell’elettrico e dello scooter sharing ha addirittura dato un’impronta green a questi veicoli. Sono infatti dei mezzi alternativi alle macchine e molto versatili: sono ideali per muoversi con agilità nel traffico e la difficoltà nel trovare parcheggio è quasi inesistente.

Sarà quindi importante incentivare anche l’utilizzo delle moto per far fronte alla “minaccia auto”, soprattutto in ambito urbano. Chi ha una moto in garage non aspetta altro che venga il bel tempo per utilizzarla, perciò invitare i centauri a scegliere le due anziché le quattro ruote dovrebbe essere abbastanza semplice.

Si potrebbe inoltre pensare a bonus mirati a ridurre l’IVA, magari per l’acquisto di nuovi motoveicoli. Confindustria ANCMA, acronimo di Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori, sta infatti spingendo per una proroga di almeno sei mesi della data di scadenza di vendita delle moto Euro 4 che era fissata per il 1° gennaio 2020.

Il calo delle vendite del 24,7%, in parte dovuto al Coronavirus, potrebbe essere risollevato con il rinvio di tale data e la riduzione dell’IVA sarebbe una proposta sensata per svuotare i magazzini di moto rimaste invendute.

Gli scooter parcheggiati in città

Diminuzione di vendita degli scooter.

I pregi delle due ruote sono sotto gli occhi di tutti: occupano uno spazio di circa quattro volte inferiore rispetto ad un’auto in marcia, numero che quasi raddoppia (sette volte) se consideriamo i veicoli da fermi, quindi parcheggiati.

Anche i dati dei consumi sono a favore delle motociclette: parliamo di circa la metà di quello che consuma un’autovettura, principalmente per la sostanziale differenza in peso, e quindi contribuiscono in misura inferiore all’inquinamento ambientale. Ovviamente non si può dimenticare il costo di acquisto e manutenzione, decisamente più bassi rispetto ad una macchina.

Come già detto precedentemente parlando di biciclette, sarà necessario informare gli italiani che la moto e lo scooter possono essere utilizzati per recarsi al lavoro, per svolgere commissioni e più in generale per muoversi in città.

Più in generale, si dovrà educare il “potenziale centauro” sia all’acquisto sia all’utilizzo delle moto nel traffico, al fine di garantire la sicurezza personale e delle altre categorie di utenti che usufruiscono della strada.

Per l’uso puramente urbano converrebbe favorire inoltre la diffusione di scooter elettrici sia in modalità condivisa (tariffe ridotte) sia per uso privato (incentivi monetari). Questi mezzi sono infatti più costosi rispetto a quelli con motore termico ma meno inquinanti, quindi bisognerebbe cercare di rilanciarli con qualche agevolazione o bonus.

Come avrete notato abbiamo parlato soltanto del tessuto urbano, trascurando del tutto quello extraurbano. Il motivo è semplicemente legato al fatto che per spostamenti tra i paesi italiani di provincia crediamo che l’automobile non creerà grossi problemi a livelli di traffico ed è tuttora un mezzo privilegiato rispetto ai mezzi pubblici.

Situazione opposta si verificherà invece all’interno delle metropoli, dove il riversarsi in strada di troppe macchine porterà inevitabilmente ad un congestionamento delle vie di comunicazione.

Ovviamente se si riuscisse a incentivare la moto anche per gli spostamenti extraurbani tutto sarebbe a favore del traffico, dell’ambiente e quindi di tutta la comunità.

Il traffico di auto in città

Il traffico di auto in città.

Le automobili: proviamo a limitarne l’uso

Le idee di Governo e di esperti sono tutte orientate verso un obbiettivo unico e comune: impedire che troppe auto si riversino nelle strade delle nostre città. Il traffico, l’inquinamento, la mancanza di parcheggi: queste sono solo alcune delle ragioni per le quali tutto ciò non sarebbe sostenibile.

In Italia si calcola che ci siano circa 60 auto ogni 100 abitanti. Date le restrizioni imposte per prevenire i contagi, sulle nostre autovetture potremo circolare al massimo in due: il guidatore più un passeggero sul sedile posteriore. In sostanza vorrebbe dire che chiunque circolerebbe con un’auto “vuota”, un’auto che occupa molto più spazio di una bici o di una moto, un’auto le cui emissioni di CO2 sono nettamente superiori a quelle di tutti gli altri veicoli. Dimentichiamoci inoltre della modalità di car sharing in quanto i veicoli utilizzati da più persone di seguito non potrebbero essere sottoposti a una sanificazione continua.

Come già accennato precedentemente, se la soluzione di preferire le quattro ruote a mezzi di trasporto pubblico può essere valida per gli spostamenti extraurbani – il trasporto integrato potrebbe essere una soluzione idonea ad evitare l’ingresso tra le mura cittadine di troppi autoveicoli -, ciò sarebbe da evitare in ambito urbano. In particolare, scaricando treni e bus da/verso le città per i motivi già citati, gran parte degli utenti decideranno di passare all’auto.

Facendo un discorso puramente ambientale, è giusto precisare che su tutto il territorio nazionale sono davvero pochi i veicoli elettrici o ibridi. Sebbene l’offerta sia abbastanza ampia e gli incentivi non manchino, i prezzi sono ancora troppo elevati.

Nonostante ciò, il rapporto delle vendite 2019 vanta un incremento dell’acquisto di auto elettriche del +111% rispetto all’anno precedente, anche se a livello nazionale ciò rappresenta solo lo 0,5% del mercato. Un dato importante che sottolinea come la popolazione dello stivale fatichi a cambiare verso una cultura più green, continuando ad acquistare mezzi a benzina o a combustibile diesel.

Una auto elettrica

Valida alternativa all’auto tradizionale l’auto elettrica.

Guardando invece alle vendite dell’anno in corso, i primi dati del settore auto del mese di marzo 2020 denotano un calo nelle vendite rispetto al 2019. Ribasso del -85% per le autovetture, del -73,4% per i veicoli commerciali, del -50,2% per i veicoli industriali e del -39,4% per gli autobus. Sono dati che mettono in guardia tutto il mondo delle quattro ruote.

Il crollo della domanda legato al lockdown dei giorni passati e la conseguente chiusura della filiera di produzione e dei concessionari hanno avuto un ruolo cruciale nella determinazione di questa crisi. La pesante recessione quasi sicuramente si protrarrà per diversi mesi dopo la riapertura, considerando inoltre che i consumatori usciranno da questo periodo più incerti sul futuro e magari disoccupati (speriamo il contrario) con meno possibilità di investire per l’acquisto di un’auto.

La domanda rischia così di rimanere depressa per molto tempo. Per tale motivo, per risollevare l’intero settore, le iniziative saranno legate ad esempio al rinnovo del parco vetture per il TPL oppure a proposte di acquisto con super ammortamento di veicoli meno inquinanti.

Immaginando quindi che le auto acquistate, almeno nel breve periodo, non aumentino, dobbiamo fare i conti con quelle già circolanti sulle nostre strade.

Alcuni studi testimoniano che la maggior parte degli spostamenti dentro le nostre città avviene entro una distanza massima di circa 5 km e che le auto viaggiano con un carico di circa 1,5 passeggeri, quindi sostanzialmente “vuote”.

Alcuni test effettuati sul campo testimoniano come in una città di pianura i tempi di percorrenza medi per un medesimo percorso di circa 4 km siano nettamente inferiori se si guida una moto o una bicicletta (meno di 20 minuti). I tempi lievitano se si considera un mezzo pubblico (circa 30 minuti) e salgono ancor di più per l’automobile (circa 45 minuti), a cui si deve aggiungere il tempo necessario a trovare parcheggio, più il costo dell’eventuale ticket per la sosta.

Guardando sia a questi dati che alla comparativa sui mezzi di trasporto urbani realizzata da BiciLive.it tra le diverse tipologie di mezzi con cui muoversi nel contesto urbano per spostamenti medio-brevi, la soluzione migliore arriva da bicicletta ed e-bike. Bisogna però tenere conto del fatto che un discorso di questo tipo sarebbe applicabile a percorsi prettamente pianeggianti. In città caratterizzate da continui sali-scendi la bicicletta, seppur elettrica, inizierebbe a perdere qualche colpo a favore di moto e scooter.

Tante biciclette parcheggiate

Migliorare il trasporto usando la bicicletta.

Benché l’evidenza di tutto quanto detto finora sia a vantaggio di biciclette (tradizionali ed elettriche) e di scooter (preferibilmente elettrici), noi di BiciLive.it teniamo a precisare che non siamo “integralisti”. La nostra non è una lotta contro l’auto per cancellarla dal pianeta. Il nostro è invece un impegno che mira a informare i cittadini per indirizzarli verso scelte più consapevoli.

Capiamo perfettamente che al di fuori dei centri urbani l’auto svolga un compito cruciale per molte persone che per lavorare sono costrette a spostarsi, talvolta percorrendo lunghe distanze.

Non sarebbe sostenibile se si optasse per una bicicletta. Allo stesso modo sappiamo che non tutti i lavoratori hanno le stesse esigenze. Chi si sposta frequentemente durante la giornata, magari da una regione a un’altra stando in macchina per diverse ore, non potrà mai passare a utilizzare una bicicletta se non per momenti di svago nel weekend.

Inoltre, aspetto da non trascurare, nella vettura privata si viaggia all’interno dell’abitacolo, protetti dalle diverse condizioni atmosferiche. Non possiamo pensare che tutti, indistintamente, decidano di salire su una bici o una moto abbandonando l’auto e rinunciando ai comfort che essa offre.

È per questo motivo che se da un lato vorremmo vedere circolare più biciclette, scooter o monopattini elettrici e meno auto, dall’altro comprendiamo che per alcuni individui, per alcune fasce d’età, per alcune tipologie di lavoro e per molte realtà extraurbane l’auto non si può eliminare, non del tutto. Specialmente in un momento come questo in cui i mezzi pubblici non riusciranno a garantire un servizio completo.

Il discorso cambia invece se si guarda al tessuto urbano. In tal senso siamo anche noi dell’idea che è importante favorire l’utilizzo di mezzi alternativi e meno inquinanti come la bicicletta, il monopattino o l’e-bike.

Un uomo che pedala sull'ebike

Valida alternativa alla bici tradizionale, l’ebike.

Bicicletta ed e-bike: incentiviamole

Dal 4 maggio, giorno di attuazione della “Fase 2”, la nostra nazione comincerà ad uscire di casa, grazie ad un allentamento delle misure di restrizione. Dopo la crisi del Covid-19, la ripresa dell’Italia avverrà pedalando.

Tra le proposte della task force di esperti riuniti dal Governo e guidata da Vittorio Colao, figurano iniziative atte a promuovere biciclette ed e-bike. L’idea di fondo è quella di incentivare il loro utilizzo, fornendo dei bonus per l’acquisto e agevolazioni per la sharing mobility.

Tutto confermato anche dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli: “Modificheremo il codice della strada e creeremo nuove piste ciclabili di emergenza, anche solo con segnaletica orizzontale. Nel prossimo decreto legge inoltre proporremo incentivi per l’acquisto di biciclette, e-bike e monopattini”.

Tale soluzione era già stata indicata da diversi sindaci italiani, tra cui Virginia Raggi: “Dobbiamo evitare che le nostre città siano invase dalle auto e stiamo lavorando su alcune direttrici comuni: privilegiare il trasporto attraverso bici e monopattini“. A Milano si prevede un ampliamento di circa 35 km della rete ciclabile con corsie temporanee e i primi interventi sono già partiti.

Insomma, tutti si muovono nella medesima direzione: realizzare piste ciclo-pedonali di emergenza in tempi brevi e favorire l’utilizzo di biciclette o monopattini. Una tattica semplice, efficace, rapida e perfetta per mantenere il distanziamento sociale.

L’obiettivo è quindi cercare di ridurre al minimo l’impatto congestionante e inquinante che avrebbero le auto, se tutti decidessero di utilizzarla per muoversi nelle nostre città. Sappiamo da tempo che le emissioni di CO2 sono responsabili dei cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo e che le malattie dell’apparato respiratorio e di quello cardio-vascolare sono legate ad elevati tassi di smog.

Inoltre, notizia di qualche giorno fa, alcuni studi confermano che alte concentrazioni di PM nell’aria possano favorire il contagio da Coronavirus. Ora che i livelli di inquinamento nelle nostre città si sono drasticamente ridotti, sarebbe un peccato ritornare ai valori del recente passato.

Per fare ciò, si mira a riscoprire la bicicletta. L’occasione risponde al nome di “Fase 2”. In realtà sul territorio nazionale esistono già dei modelli funzionanti, in cui i cittadini rispondono attivamente dando il proprio contributo.

Nelle città utilizzo maggiore della bicicletta

In alcune città aumento notevole dell’utilizzo della bicicletta.

Ecco alcuni esempi: a Bolzano la percentuale di persone che si muovono in bici supera quella di chi si muove in auto; la città di Pesaro ha creato la Bicipolitana e il 30% della popolazione utilizza la bicicletta per muoversi; a Firenze abbiamo assistito al vero e proprio boom del free-floating che si è poi diffuso in altre città; il Bici Bus che, unitamente al Piedi Bus è ormai presente in tantissimi comuni.

A Milano invece è andata in scena la Bike Challenge 2019, una sfida per aziende bike-friendly promossa da FIAB che ha coinvolto circa 1300 partecipanti e 130 società, consentendo un risparmio di 27,5 tonnellate di CO2.

Questi straordinari risultati forniscono indicazioni importanti su cui riflettere. Dimostrano che se esistono le infrastrutture e si coinvolgono i cittadini, si può davvero cambiare la mobilità nei centri abitati.

Spostando lo sguardo sul mercato delle biciclette, notiamo segnali incoraggianti e positivi. I dati rilasciati da Confindustria ANCMA presentano un continuo aumento nelle vendite nel 2019 (attorno al +7%), soprattutto per quanto riguarda le e-bike, vero traino del settore e forte di una crescita del +13%. La produzione italiana del mondo elettrico è infatti più che raddoppiata da 102mila a 213mila pezzi, ma ci si aspetta un calo per l’anno 2020 a causa del lockdown.

Per avere una visione più chiara del futuro a cui andremo incontro, BiciLive.it ha rilasciato da pochi giorni un sondaggio legato al mondo delle biciclette. Il sondaggio è ancora aperto (cogliamo l’occasione per invitarvi a partecipare), ma già tra le righe si leggono alcuni dati che forniscono importanti spunti su cui riflettere.

Considerando un campione di 2000 individui, possiamo dirvi che circa il 36% delle persone non pensa di avere difficoltà economiche nei prossimi mesi e che il 20% ha già intenzione di investire i propri risparmi per l’acquisto di una bicicletta, sia essa elettrica o tradizionale.

Ulteriore dato su cui ragionare è come l’eventuale acquisto sia volto a soddisfare una esigenza personale: mantenere il distanziamento sociale durante la Fase 2. Meno del 36% dei partecipanti infatti dichiara che continuerebbe ad utilizzare la propria auto, la propria moto o il trasporto pubblico, mentre la restante quota salirebbe in sella. Esiste quindi la volontà di orientarsi verso il mondo della bicicletta.

Un dato sorprendente in negativo è invece legato al numero di persone che non ha mai noleggiato una e-bike: quasi il 60%. Si tratta di un aspetto troppo spesso trascurato ma che svolge un ruolo importante nella diffusione di questo mezzo di trasporto. Come facciamo a insegnare alle persone come si utilizza una bicicletta elettrica?

Lo stesso discorso vale per il monopattino. Questo mezzo è perfetto per affrontare lo scenario futuro di post-lockdown, specialmente per spostamenti di breve distanza (1-2 km). Il monopattino nasce più che altro per favorire la mobilità integrata, ma potrebbe comunque giocare un ruolo chiave nella “Fase 2”.

Rispetto ad una bicicletta elettrica questo mezzo è meno ingombrante, meno costoso ed usato principalmente da un pubblico giovane. È automatico e facile da guidare. Bisogna però seguire le regole del Codice Stradale quando si viaggia su di esso. Ma esistono campagne per informare i cittadini circa un suo potenziale e corretto utilizzo nel contesto urbano? Come per le bici, la risposta è negativa.

Per questo motivo, oltre ad incoraggiare l’uso di biciclette e monopattini come forma di mobilità alternativa per uscire dal lockdown c’è bisogno di iniziative per spiegare a tutti come acquistare, mantenere e guidare il mezzo. Soprattutto in uno scenario caratterizzato da livelli di traffico elevati, come quello urbano.

Il cartello del codice stradale

Il rispetto del codice stradale sia in bicicletta che per gli altri mezzi.

Educare i cittadini a scelte consapevoli

Per tutti i motivi sopra elencati e anche per una causa puramente economica, la scelta più ovvia per un nuovo modello di mobilità ricade sui mezzi di trasporto individuali ed ecologici: biciclette, e-bike, scooter e monopattini elettrici. In particolare se parliamo di ambito urbano e di spostamenti in città.

Ma siamo davvero sicuri che costruendo nuove ciclovie i cittadini inizino a pedalare all’improvviso stravolgendo le proprie abitudini? In Italia non esiste una cultura legata al mondo della bici come mezzo di trasporto.

Vediamo il ciclismo come uno sport o come un’occasione per svagarci e trascorrere del tempo all’aria aperta con gli amici.

Chi non conosce il mondo dei pedali e si ritrova a leggere sui quotidiani notizie di cronaca nera legate alle biciclette può addirittura pensare che sia uno strumento pericoloso.

La componente psicologica di chi non è abituato a stare in sella può giocare un ruolo importante in questa battaglia. Si deve quindi infondere un senso di sicurezza per permettere di “creare” nuovi ciclisti.

L’obiettivo non è quindi solo quello di dedicare parte della strada già esistente al transito di bici o di pedoni. Per fare in modo che le piste ciclabili vengano utilizzate si dovrebbe insegnare la popolazione a vedere la bicicletta sotto una diversa prospettiva. Il rischio è di sortire l’effetto opposto: ciclabili vuote e code interminabili di automobili.

Noi di BiciLive.it ci stiamo impegnando ad educare chi desidera salire in sella o su un monopattino verso scelte consapevoli. In questi giorni in cui vi è una maggiore necessità, vogliamo rinnovarlo fornendo tutte le informazioni necessarie al corretto utilizzo di questi mezzi.

La bicicletta potrebbe davvero salvare le nostre città, in particolare quella elettrica in quanto utilizzabile da tutti, ma ci sono tanti aspetti di cui tenere conto.

La coerenza tra bici e auto

Nella nostra nazione poca coesistenza civile tra auto e bici.

Lo abbiamo ribadito in un articolo sul comportamento da mantenere nel traffico: quando si pedala si deve “accendere il cervello” e attivare la “modalità radar”. Nella nostra nazione non esiste una coesistenza civile tra auto e bici e, purtroppo, ogni volta che si viaggia sulle due ruote bisogna prestare attenzione ai pericoli che si nascondono nel traffico.

La suddetta modalità radar porta a “scrutare all’interno delle auto per capire se c’è qualcuno che sta per uscire, a notare se le ruote anteriori di un’auto sterzano per uscire dal parcheggio, a guardare oltre i vetri delle auto per scovare se qualcuno deve passare sulle strisce”. Insomma, sono tante le insidie presenti in ambito urbano.

Crediamo quindi che una campagna di sensibilizzazione e di educazione sia la prima cosa da fare per favorire la diffusione della bicicletta. Perché, scusate la ripetizione, i ciclisti non vengono “creati in fabbrica”, ma sono di solito automobilisti che fanno una scelta diversa e salgono in sella.

Siamo anche consci del fatto che la bicicletta porta con sé alcuni limiti. Nonostante una e-bike possa permettere a chiunque di pedalare per le vie della città senza fare troppa fatica, se il territorio non è pianeggiante la situazione cambia. Non tutti i “potenziali ciclisti” sono infatti disposti ad arrivare sudati sul luogo di lavoro.

Pensiamo anche a chi non è mai salito su una bicicletta o comunque non ha dimestichezza con il mezzo. Come si muoverà nel traffico? La utilizzerà in caso di pioggia? Saprà vestirsi adeguatamente? Ci sono persone inesperte che su una bici potrebbero entrare nel panico muovendosi nel traffico, mettendo così in pericolo la propria incolumità e quella altrui.

Anche la tipologia del lavoro svolto oppure la necessità di trasportare attrezzature andranno a determinare se gli individui utilizzeranno o meno la bicicletta. È vero, ci sono le biciclette elettriche con le quali si viaggia più veloci, ma una persona costretta a muoversi in continuazione per motivi lavorativi potrà passare tutta la giornata a pedalare se non lo ha mai fatto prima? È altrettanto vero che esistono le cargo bike per trasportare qualsiasi cosa (entro un certo limite di ingombro e peso), ma come potrebbe saperlo la popolazione se nessuno la informa?

Mancano ancora tutti gli strumenti necessari a istruire i cittadini.

Bici tradizionali ed elettriche sono decisamente meno costose rispetto a scooter, moto e auto, ma ne esistono di diversi prezzi e di diverse tipologie. Non tutti sono al corrente delle attuali categorie di biciclette presenti sul mercato, non tutti conoscono il loro costo, non tutti sono a conoscenza della manutenzione che necessita il mezzo.

Una bicicletta urbana in città

Conclusioni

Dopo aver analizzato tutte le modalità di trasporto presenti vogliamo sottolineare che l’incentivo a utilizzare la bicicletta in ambito urbano appare come la soluzione migliore.

Adatta a mantenere il distanziamento sociale, a limitare traffico e inquinamento, a mantenere in moto i nostri muscoli: la bicicletta è un mezzo di trasporto quasi perfetto ma con alcuni limiti.

Il pericolo rappresentato dal congestionamento delle città ad opera delle automobili è dietro l’angolo e invogliare i cittadini a preferire alternative più ecosostenibili quali bici, e-bike, monopattini e scooter elettrici (anche in modalità condivisa) è una scelta appropriata.

La costruzione di piste ciclabili di emergenza avverrà in poco tempo e quasi a costo zero. Ampio spazio delle strade che conosciamo verrà quindi dedicato al transito di pedoni e di mezzi di trasporto individuale ad eccezione delle auto.

Il volto delle nostre città si trasformerà sicuramente e lo scenario futuro potrà essere più o meno green a seconda delle scelte consapevoli che faranno i cittadini, ma anche dalle proposte che verranno da Governo e aziende del settore.

Noi di BiciLive.it stiamo anche incentivando le prove e le iniziative per far comprendere cosa sia una bici elettrica, perché moltissime persone non la conoscono ancora.

Nel nuovo modello di mobilità verso cui ci stiamo muovendo non mancano le alternative per soddisfare le esigenze di tutti e per cambiarne le abitudini. Dobbiamo solo fare delle scelte più consapevoli, considerando sia le esigenze personali sia quelle di comunità e ambiente.

A proposito dell'autore

Un ingegnere comasco con il cuore diviso tra mountain bike, che pratica per diletto nel tempo libero, e la corsa su strada, che ama seguire in TV e dal vivo. La passione per la prima nasce per amore della natura, la seconda grazie ad un nonno tifoso sfegatato del Pirata.